Tweet, Che idea si faranno di noi gli studiosi?

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Di Marco Testi

CHIESA – Come conosciamo la storia? Attraverso modalità di ricerca che indagano il passato, gli scavi archeologici, lo studio dei testi antichi, dell’arte, dei costumi, delle religioni per esempio.
Attraverso queste ricerche riusciamo a ricostruire anche vezzi e abitudini: il modo di mangiare dei romani ci viene documentato da bassorilievi, dalla presenza dei triclini in alcuni palazzi, dai racconti che ci sono pervenuti, dalle poesie in cui venivano descritti banchetti o conviti.
Mettendo insieme tutte queste cose sappiamo che i romani al tempo dell’impero non sedevano a tavola come noi, non usavano sedie, né forchette e coltelli, ma se ne stavano per ore e ore tranquillamente sdraiati su di un fianco, ascoltando musica, chiacchierando del più e del meno.
Gli scavi, dunque, o lo studio dei testi, o la storia dell’arte, o l’architettura, talvolta l’etnologia, la linguistica aiutano a farci un’idea complessiva non solo dei grandi fatti, della macro-storia, ma anche della piccola, quella del giorno dopo giorno. Come andrà con gli studiosi di storia del 3000 dopo Cristo? Che idea si faranno dei nostri drammi, ma anche dei nostri tic e delle mode talvolta assurde che oggi vengono passivamente adottate e che domani faranno sorridere archeologi e filologi?
Prima di tentare di rispondere a questa domanda, pensiamo a che cosa avranno tra le mani tra mille anni, quali reperti potranno studiare per capire il nostro tempo. Noi sappiamo molto di Manzoni o di Joyce anche grazie a ciò che ci è rimasto delle loro comunicazioni private: le lettere, ad esempio. Kafka è famoso anche grazie alla lettera al padre, capolavoro di quello che i freudiani chiamerebbero scrittura dell’Edipo. Per non parlare delle lettere del Nuovo Testamento, che offrono non solo un contributo alla teologia e alla storia delle religioni, ma anche alla storia del pensiero antico. Oggi le lettere cartacee non vanno più.
Ci sono i tweet, il modo ormai ufficiale di esprimersi e comunicare su larga scala. Twitter e Facebook sono i modi di confrontarsi con gli altri in contemporanea, senza essere per forza di cose scrittori di grido. Oggi la comunicazione virtuale ha preso il posto di quella cartacea, anche perché per quella privata c’è la posta elettronica che dovrebbe, il condizionale è d’obbligo in tempo di pirateria web, garantire l’intimità di una lettera non più materiale, ma pur sempre una lettera. È talmente comunicazione che la più grande biblioteca del mondo, la Library of Congress di Washington (nata nel 1800) tre anni fa ha firmato un accordo con Twitter perché gli fornisca i suoi tweet, che vengono raccolti in un gigantesco archivio elettronico (sono arrivati a 170 miliardi) a diposizione di studiosi e ricercatori. Perché? Ma perché nel futuro il tweet sarà interpretato come la modalità per eccellenza di comunicazione.
Il rapporto personale è cambiato, non solo il materiale di base: Abelardo scriveva ad Eloisa, intuendo che quelle parole avrebbero oltrepassato la loro vita terrena, i tweet non hanno ambizioni di eternità, ma di comunicazione utile, non solo legata al tempo libero. Se è vero che i tweet seguono una tendenza al risparmio di parole, che potrebbe favorire il processo di impoverimento comunicativo in atto, soprattutto nei giovani, è altrettanto vero che le primissime notizie sul terremoto dell’Aquila sono arrivate via tweet. Se ci si pensa bene, questa funzione si avvicina molto di più – rispetto ad una lettera privata – a quella delle epistole paoline o di altri, dirette spesso a comunità intere. I futuri studiosi che analizzeranno i tweet potrebbero notare una tendenza generale alla brevità (che è richiesta per statuto in questo tipo di comunicazione) e alla sintesi rispetto al tipo di comunicazione del tardo Novecento, ma anche una loro funzione sociale. Ma questi dati andrebbero incrociati con altri tipi di documentazione storica, prima di dare un giudizio complessivo. Facile esecrare la paventata fine del privato con l’avvento dei tweet, ma difficile, per chi sta vivendo i nostri tempi, capire quale sia davvero la portata di questa rivoluzione.

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