Giordania la tragedia e il voto

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di Daniele Rocchi, Amman

SIRIA – All’8 dicembre del 2012 il numero di rifugiati siriani aiutati da Caritas Giordania ha raggiunto quota 60.039 per un totale di 12.062 famiglie riparate nei campi di Mafraq, Zarqa, Irbid, Amman e Madaba. L’assistenza prevedeva la consegna, tra le altre cose, di derrate alimentari, kit scolastici, cure sanitarie, alloggi e training lavorativi, per un totale di 38975 servizi. L’azione di Caritas Giordania non si è limitata solo ai rifugiati siriani, ma si è rivolta anche a quelli iracheni e ai migranti di altre nazionalità come somali e sudanesi. Oltre cento i volontari che sono impegnati in questa missione che ha preso il via nel giugno del 2011 e che ha visto, in questo ultimo quadrimestre, dei corsi, per i rifugiati siriani di Zarqa e Irbid, sul miglioramento delle proprie capacità lavorative. Si tratta di numeri emersi dall’incontro avuto il 6 gennaio a Zarqa (Giordania) tra i vescovi dell’Hlc, Holy Land Coordination (Usa, Ue, Sudafrica, Canada, Ccee e Comece), in questi giorni in Terra Santa per la loro tradizionale visita annuale, la tredicesima, alle comunità locali, e i responsabili della Caritas Giordana e della parrocchia dei Dodici Apostoli, guidata dal parroco padre Elie Kurzum. Come ricordato dal patriarca latino di Gerusalemme, Fouad Twal, di origini giordane, la Chiesa patriarcato partecipa attivamente all’assistenza di 250 mila rifugiati siriani riparati nel regno hashemita per fuggire alla guerra civile. L’incontro è servito proprio a dare contezza di questo impegno e a chiedere alle Chiese, rappresentate dall’Hlc, sostegno materiale e vicinanza spirituale.

Parrocchie e Caritas per rifugiati. “La parrocchia è impegnata in prima linea nel servizio ai rifugiati – dice al Sir il parroco, padre Kurzum – abbiamo da poco terminato un progetto di scuola pomeridiana, reso possibile da Caritas e dal Governo di Polonia, durato 4 mesi che ha coinvolto 104 bambini del campo qui vicino, per tre giorni a settimana. Ora cercheremo di trovare i fondi per riavviarlo magari con un altro Paese partner”. A Zarqa le tende, offerte da Italia, Francia e Marocco, sono piene di gente, tre gli ospedali da campo, la situazione è sotto controllo ma si verificano ogni tanto delle tensioni. Più passa il tempo, infatti, più i bisogni crescono e con essi anche il numero dei rifugiati: “pensiamo che nei prossimi tre mesi possano passare dai 250 mila di oggi a 500 mila. Quelli che dalla Siria varcano la frontiera giordana sono quasi 1000 ogni giorno”. Ma c’è un bisogno primario che supera gli altri, ed è quello di essere accolti ed amati. Padre Kurzum non ha dubbi, “coloro che lasciano la Siria e riparano in Giordania hanno bisogno anche di qualcuno che stia con loro, condivida la loro sofferenza, che li sappia ascoltare. I nostri volontari, i nostri giovani sono lì anche per questo. In questi mesi abbiamo dedicato tempo ai loro bambini, quasi tutte le famiglie ci hanno riferito che lo desiderio è di fare ritorno in Siria, alle loro case ad Homs, ad Aleppo, e nei villaggi vicini”. Intanto continua la consegna di cibo, stufe da riscaldamento, abiti, e aiuti per alloggi e trovare lavoro. “La speranza è che con la visita di questi vescovi europei ed americani si possa avere un qualche sostegno per riprendere progetti per i rifugiati del campo”.

Un voto atteso. Mentre prosegue l’accoglienza dei rifugiati e profughi siriani la Giordania si prepara alle prossime elezioni politiche del 23 gennaio, quando verranno eletti i membri della Camera Bassa del Parlamento, il Majlis an-Nuwab. Schiacciata da paesi confinanti, come Siria ed Iraq, dove la violenza non cessa, Libano e Territori palestinesi, in equilibrio precario, la Giordania attende l’esito di questo voto che vede in lizza 61 diversi partiti e liste con più di 1500 candidati. Di questi, 824, di cui solo 88 donne, si contenderanno 27 dei 150 posti disponibili all’interno della Camera Bassa (il Senato è nominato dal Re); gli altri 698 (tra i quali 196 donne), invece, saranno in lizza per occupare i restanti 123 posti, distribuiti su base locale. Anche i cristiani sono attesi al voto, come fa notare il vicario patriarcale per la Giordania mons. Maroun Laham: “stiamo esortando tutti i cristiani ad andare al voto e a votare secondo la loro coscienza. Votare è un dovere e poi non dobbiamo dimenticare che come cristiani, che siamo il 3% della popolazione, abbiamo una quota di rappresentanza di dieci seggi su 150”. Un voto, il prossimo, che non può prescindere dall’esito della crisi siriana che, ammette mons. Laham, “influirà sulla stabilità interna al nostro Paese, in bene o in male non lo sappiamo. Aspettiamo con ansia quali sviluppi avrà la crisi siriana. Altro elemento da tenere in considerazione per la Giordania è l’influsso della cosiddetta primavera araba che si sente anche qui. Speriamo che il nuovo parlamento sappia dare le giuste risposte alle istanze del popolo. Dipenderà anche dal margine di libertà che il re saprà concedere al nuovo parlamento. Il nuovo Governo, ed è una novità, sarà nominato non più dal re ma dal partito che avrà vinto le elezioni. Speriamo che la politica sappia dare risposte positive al paese”.

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