L’Unione Europea: un’oligarchia tecnocratica e plutocratica?

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Di Ferdinando Ciarrocchi

UNIONE EUROPEA – Il Beato Giovanni Paolo II, durante il suo lungo e intenso pontificato, nel mentre si stava stilando il testo della costituzione dell’Unione europea, non esitò a prendere una posizione chiara e ferma: la nascente Unione Europea non può assolutamente prescindere dalle sue storiche e inconfutabili radici cristiane.

Forti e decisi furano gli accorati appelli e richiami che il Santo Padre Giovanni Paolo rivolse a tutte le persone di buona volontà attive e presenti negli elettivi organi istituzionali del Parlamento europeo.

Papa Wojtyla aveva legittimamente e giustamente argomentato che tutta l’Europea trasuda di cristianità per la sua storia ricca di Santi martiri, quali ad esempio Cirillo e Metodio, e di tanti altri testimoni cristiani che hanno donato la loro esistenza terrena a servizio della causa di Gesù Cristo impegnati in opere sociali e caritatevoli attive ed operanti in molti paesi europei: se solo pensiamo ai santi del 1400 constatiamo che il DNA della cristianità scorre nella cultura e nella vita quotidiana dell’Unione Europea.

Nonostante queste argomentazioni storicamente e culturalmente oggettive , dunque, incontestabili, i parlamentari europei, nostri rappresentanti nel pubblico consesso comunitario, sono stati ciechi e sordi ad ogni sollecitazione e costatazione di fatto, tanto che non hanno introdotto alcun riferimento alle radici cristiane nella nuova carta costituzionale europea.

Un risultato che purtroppo si rivela coerente con la dilagante mentalità laicista, tecnocrate e iperpragamatica che si impone nelle preposte sedi deliberanti europee.

E’ questa l’Europa che ci impone l’80% delle leggi nazionali che sostanzialmente sono la trasposizione delle direttive e dei regolamenti redatti dalla Commissione europea in cui i 40 mila burocrati non eletti operano. Si configura in tal modo un’Istituzione Europa che benché sia un’organizzazione internazionale di stati esercita, comunque, un potere invasivo nei procedimenti legislativi dei propri Stati membri.

L’Unione Europea a questo punto è la fonte principale delle legislazioni nazionali poiché si attribuisce, quindi, “una competenza concorrente” in alcuni settori ad es. libertà,sicurezza, giustizia.

Spesso sono varate normative che confermano la distanza tra quanto disposto e la realtà che dovrebbe essere normata dal disposto emanato ad hoc.

Un esempio della palese discrasia tra paese legale e paese reale lo si ha nella famigerata direttiva Bolkenstein del 2006 con cui si vorrebbe espropriare dei loro beni circa 28 mila imprenditori balneari che danno lavoro a 300 mila dipendenti e fatturano ben 225 miliardi di euro all’anno pari al 15% del Pil.

E’ un esproprio concepito e deciso dai legislatori burocrati comunitari. Il divario tra amministratori europei e amministrati è abissale con negative ricadute sulle economie nazionali, dunque, sulle famiglie dei paesi membri che vedono vanificarsi in un batter d’occhio l’onesto lavoro svolto con passione e professionalità da generazioni .

E’ l’Europa fredda dei bilanci economici incurante dei valori non negoziabili, della sussidiarietà e della solidarietà autentica tra gli stati.

E’ l’Europa del consiglio direttivo del “Club Bilderberg”, il salotto più esclusivo dei potenti della finanza e dell’economia del mondo, della Commissione Trilaterale e del Comitato consultivo di alto livello per l’Europa: sono questi i centri internazionali di potere che stanno conducendo le cervellotiche e incomprensibili alchimie finanziarie globalizzate di cui tutti noi siamo vittime: vittime fatte di persone, di famiglie, con interessi, progetti, aspettative e soprattutto dignità umane che palesemente confliggono con le disumane leggi di bilancio che generano manifesti riflessi di involuzione economica quali: disoccupazione e recessione.

A quest’Europa cosa importa del futuro dei suoi giovani?, delle esigenze dei suoi anziani?, della vita quotidiana delle sue famiglie?

L’importante è che i bilanci tornino, nonostante i numerosi e tristi suicidi cui abbiamo assistito addolorati e impotenti.

Cara Europa, caro PPE, cari rappresentanti, ritrovate la vostra vera identità, restituite la giusta natura a questa Unione internazionale di Stati che originariamente aveva al centro della sua azione sociale e politica il benessere economico e morale delle comunità aderenti e non le scellerate strategie alchimie finanziarie praticate sulla pelle di noi cittadini europei.

Urge un’Europa laica, non laicista, cristianamente ispirata dai valori non negoziabili che sono l’autentico e imprescindibile dizionario della sussidiarietà e della solidarietà, quali coordinate principali per la soluzione dei problemi reali: queste sono soluzioni cristianamente ispirate e giuste, non le altre mosse solo ed esclusivamente dai rigidi e ferrei criteri di bilancio.

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