Elio Core rilancia l’allarme Precarietà e propone un “Inno alla Vita”

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SAN BENEDETTO DEL TRONTO– Pubblichiamo la mail del presidente del comitato di quartiere Porto D’Ascoli Centro, Elio Core:

“Invio questa missiva per esprimere il grido di allarme sulla precarietà del tempo che viviamo e più esattamente sulla difficoltà economica di molti cittadini del mio quartiere che non riescono più a provvedere nemmeno ad elementari bisogni primari quali: mangiare, vestire, assistere un figlio allo studio, pagare il fitto per una abitazione, eseguire controlli clinici, visite specialistiche ed accertamenti diagnostici.  Molti per dignità e per orgoglio personale non denunciano lo stato di disagio, altri lo ammettono, taluni sono sconfortati per la chiusura di una attività commerciale o la perdita del lavoro. Una situazione insostenibile. In questo contesto ho voluto significare con umiltà e senza alcuna pretesa, attraverso questo componimento, un inno alla vita e un invito a reagire, a  non lasciarsi prendere dallo sconforto, a porre in essere nella  scala dei valori sociali, l’inestimabile dono della vita, a sorridere alle bellezze del mondo. Ho cercato,  attraverso paragoni e descrizioni, di contribuire ad esaltare il valore della vita e della persona, binomi inscindibili posti a fondamento dell’agire umano, validi anche nei momenti di difficoltà. Ho voluto prendere spunto  da alcuni pensieri per rappresentare le difficoltà del mio quartiere ove vivo e condivido le ansie e le paure del momento.

“Scende la sera, il tramonto si inabissa lentamente dietro il verde di una  collina. Il battito di ali di un gabbiano scompare dietro una nuvola. Il rumore insistente del faro avverte i pescatori e segnala il pericolo. Il guardiano sale sulla torre per scrutare. Lassù nel cielo brilla una stella, i pensieri umani contemplano il mistero dell’universo. La vita si illumina di mille colori nel riverbero delle onde del mare, l’uomo si annulla nel mistero della vita. Tutto è vita, tutto è presenza  del creato, tutto è presenza di Dio.  Viva la vita.  Ho voluto scrivere questi pochi e semplici  concetti espressi in versi per riaffermare il primato della vita in questo difficile momento storico, politico, economico, sociale, culturale e di smarrimento collettivo.”

Sulla base di quanto in premessa, analizzando i comportamenti umani  e sociali, ci troviamo di fronte a fenomeni sconcertanti: la crescente povertà delle famiglie che umilia l’uomo, ferisce la sua intelligenza ed allontana le sue prospettive future, lo sconforto delle persone che sovente pongono fine alla loro esistenza perché sconfitti come imprenditori e come lavoratori, perché umiliati  dalla società che si dimostra cinica ed indifferente. Allora, quali prospettive future per le nuove generazioni? La risposta appare ardua perché  siamo di fronte a fenomeni culturali del tempo e a cambiamenti epocali di difficile lettura che hanno modificato in modo radicale i comportamenti del vivere quotidiano, il nostro essere  uomo e  cittadino, il  rapporto  con gli altri. Ci avviamo dunque a vivere una società dal futuro incerto, i cui  rimedi peraltro sono di difficile soluzione e l’esito appare imprevedibile.

Oggi, nella moderna società, tutto si svolge attraverso una frenetica corsa per raggiungere mete più elevate ed una società sempre più opulenta. Questo perverso meccanismo ha portato all’annullamento della nostra personalità e all’isolamento individuale, ad una preoccupante solitudine spirituale, ad una decadenza dei valori umani, motori questi propulsori del nostro agire quotidiano.

Dunque una società multiforme  non più a misura di uomo ove la stessa è pervasa da scetticismo, arrivismo, arroganza, corruzione e furto pubblico, diventati tratti salienti dell’agire quotidiano.  Una società ove una classe dirigente appare in molti casi corrotta e distante dai cittadini, una precarietà diffusa che rende incerto tutto, persino programmare una cena, un pranzo, una colazione per soddisfare le primarie esigenze umane, una situazione che ha spento il sorriso di molte persone. Dunque che fare innanzi a tanta tristezza ? Le soluzioni non appaiono semplici nonostante tecnici, studiosi, filosofi, economisti se ne stiano occupando  da tempo. Comunque, a fronte di soluzioni tecniche condivise, occorre ricostruire in questo marasma collettivo principalmente i principi morali della onestà, della uguaglianza tra gli uomini, ritrovare noi stessi ed interrogarsi sul perché di tante inefficienze del sistema. Necessita prendere coscienza e  rendersi conto che in  questo sterminato pianeta tutti hanno il diritto di vivere, lavorare, sorridere, amare. Non è più tollerabile che, parte consistente di questo pianeta, viva nella miseria e nella indigenza, senza  alcuna prospettiva futura e nella più totale indifferenza di tutti.

Ho l’impressione, ma questa è mia personale opinione, che procedendo in questa direzione  e non ponendo in essere nuovi correttivi e regole innovative,  fino a raggiungere gli strati più profondi del tessuto sociale e culturale,  si  vada inesorabilmente verso una società disorientata e confusa con gravi problemi sociali, verso l’abulia del vivere quotidiano; una società priva di interessi, senza regole e con molti soprusi individuali e collettivi. No, non è questo il modello ideale per una società più giusta, per una società di libera convivenza ove ognuno, nel rispetto degli altri, possa gioire, progredire,  lavorare, agire nel rispetto di regole certe e condivise da tutti.  Una società dove vengano combattute le ingiustizie e la povertà diffusa.

Occorre riflettere seriamente su questo aspetto perché  le conseguenze potrebbero essere devastanti  Allora che fare ?  Proviamo  a ritrovare i valori umani, torniamo a  praticarli, riscopriamo il senso del dovere in ciò che facciamo, ricominciamo ad amare noi stessi e coloro che ci circondano. Proviamo ad immaginare un mondo migliore, basato non solo sul benessere collettivo, sul profitto della Aziende, sul lavoro come mezzo di promozione umana e sociale, sugli scambi commerciali, peraltro indispensabili in una moderna società, ma  anche sulla consapevolezza che l’uomo, se vuole, sorretto dalla speranza, dal suo pensare positivo e dalle sue capacità intellettive, unitamente  ad  una società più giusta ed equa, può modificare questa precarietà odierna diffusa e planetaria .  Dipende  da noi.  Coraggio, proviamo a farlo.  Non facciamoci prendere dallo sconforto e dal catastrofismo  Ho voluto sottoporre alla sua attenzione queste riflessioni per il disagio che avverto per questi accadimenti in generale e quello  di molti  cittadini del quartiere di Porto D’Ascoli Centro in particolare,  in una società che non ascolta più,  ove vige l’indifferenza, la solitudine e la rassegnazione al fare quotidiano. Viva la vita“.

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