Da un anno ad un altro

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DIOCESI – Le parole del Vescovo Gervasio Gestori in occasione del Te Deum: “Siamo giunti al termine di questo anno. Ciascuno di noi deve sentire la necessità umana e cristiana di ringraziare sinceramente Dio per i doni ricevuti, sia spirituali che materiali, per le gioie vissute e forse anche per tante prove arrivate. E’ opportuno però dare uno sguardo retrospettivo e tirare qualche somma di questi dodici mesi con un coraggioso esame di coscienza ed esprimere un sereno giudizio sulla propria vita, per evitare di andare avanti in maniera meno responsabile o verso qualcosa di illusorio.

Carissimi,
vorrei dire ad alta voce, senza alcun pessimismo, ma con giusto realismo, che questo mondo, il mondo nel quale viviamo, non mi piace.
Non mi piace, perché si tratta di un mondo, nel quale domina l’apparire delle immagini sull’essere delle persone, sembra prevalere la superficialità del vivere sulla serietà dell’impegno nel compimento dei propri doveri, il vuoto delle idee spesso urlate prevale sulle riflessioni ricche di responsabilità e di umanità.

Questo mondo non mi piace perché spesso l’imbroglio non solo è troppo diffuso, ma viene anche giustificato, mentre la verità delle parole e dei gesti viene falsificata o nascosta. Non è bello vivere in un mondo fatto così.

Però è il nostro mondo, è il mondo nel quale il Signore vuole che noi viviamo con certa speranza e nel quale dobbiamo operare da cristiani, con l’impegno di testimoniare la nostra fede coraggiosamente e coerentemente.

Per fortuna non tutto è male. Anzi, il bene è largamente presente, anche se appare di meno. Mi piace allora apprezzare di questo nostro mondo soprattutto la serietà con la quale operano nel loro campo molte persone: i sacerdoti, i missionari e le religiose nelle comunità cristiane; ammiro i genitori che credono fermamente nelle proprie famiglie; incoraggio quegli amministratori e quei politici, che nei loro difficili campi di azione si differenziano coraggiosamente da una moda negativa,  ultimamente purtroppo diffusa.

Mi piace anche il molto prezioso volontariato delle persone, presente ed operante in tante nostre strutture, come nelle Caritas, ed in molte famiglie, dove ci si impegna con ammirevole fatica a portare avanti la vita dignitosamente.

Carissimi,
siamo arrivati al termine di questo anno 2012 e guardiamo con serena  speranza al nuovo anno 2013.

Ieri mi è capitato sotto gli occhi un invito significativo: “Non permettiamoci capodanni tristi!”. Sì, non vogliamo vivere questo passaggio da un anno all’altro in maniera triste. E’ vero che la crisi si fa sentire in molte famiglie, ma il morso della ristrettezza è meno duro nei cuori del dramma delle solitudini. E’ molto meglio una festa sobria, ma contenta, piuttosto di un capodanno ricco di bottiglie da stappare, ma privo di significato.

Il senso vero, il gusto di tanti momenti, anche di una fine anno, non si trova nelle cose da esibire, nel caviale o nelle torte da mettere in tavola, nel numero delle persone invitate, ma nel cogliere il valore di quello che sta accadendo.

Allora, dove risiede il motivo della festa di fine anno?  Perché povera è quella festa, che non  sa il suo perché, e non quella che ha poche leccornie da gustare o pochi amici con cui condividere, ma viene vissuta con consapevolezza.

Questa festa non è tanto il cambiamento della numerazione degli anni, da esorcizzare con riti superstiziosi ridicoli e privi di valore. Dice invece un passaggio di tempo, vive una fine ed apre un inizio, coglie la fragilità dell’essere, sente il peso del divenire dentro un destino. Questo nostro destino, se pensato cieco, rimane vuoto, si presenta oscuro e provoca solo tristezza, perché sentiamo che il tempo ci viene rubato e non torna più indietro. Se invece è creduto luminoso e provvidente, allora il destino è sì qualcosa di misterioso, ma è soprattutto affascinante, perché apre orizzonti nuovi e lascia intravedere libere possibilità, con le quali donare se stessi e trovare speranza e gioia.

E’ per questo motivo che una volta tutte le feste erano sacre e belle, mentre oggi forse si presentano ricche di cose, ma dietro le musiche e le allegrie frequentemente sono di fatto vuote, noiose e tristi.

Il Piccolo Principe diceva che le cose importanti non si vedono, ma sono quelle che danno significato a quelle che si vedono. Senza quelle, che sono le essenziali, le molte cose che si vedono rimangono povere. La vera povertà non è la mancanza di cose, ma la tristezza che si annida sotto tutte le cose prive di senso.

Ed ecco allora la conclusione: “Un capodanno povero possiamo, per così dire, permettercelo. Ma non possiamo permetterci capodanni tristi” (D. Rondoni, Avvenire, 30 dic. 2012) .  Dunque, l’augurio di un capodanno gioioso e ricco di speranza certa, fondata sulla nostra fede.

Carissimi,
celebriamo la solennità di Maria, Madre di Dio. La Vergine divenne Madre di Cristo prima per la fede, con la quale accolse l’annuncio dell’angelo, concependo nel suo cuore, e poi per opera dello Spirito Santo concepì nel suo corpo, come hanno insegnato tanti Padri della Chiesa. Ma a nulla questo servirebbe, se Cristo non nasce ancora dentro di noi. E noi facciamo nascere Cristo mediante la fede.

Gesù aveva insegnato che quanti ascoltano la sua parola e la mettono in pratica, costoro diventano suoi fratelli, sue sorelle, sue madri.

L’Anno della fede, che stiamo vivendo, è la rinnovata occasione per rendere più viva la nostra fede in Lui, il Signore. E perché questa nostra fede sia viva e non abortisca, generando nulla, mettiamo in pratica le opere della nostra fede. Viviamo il Vangelo di Gesù.
La Vergine Maria, Madre di Dio, ci accompagni nel cammino di questo anno  nuovo“.

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