Egitto, quale piega prenderà?

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EGITTO – Sono da un po’ di tempo, in attesa del visto di rientro per l’Egitto. È stato ed è, per me, un periodo di sofferenza e insieme di speranza. Ho riposto tutto nelle mani del Signore e per questo vivo nella pace. In Egitto, come in tante parti del Medio Oriente, il percorso verso una nuova realtà socio-politico-religiosa stenta a decollare”. Inizia così la testimonianza di padre Luciano Verdoscia, missionario comboniano da circa vent’anni in Egitto dove ha seguito la rivoluzione, vissuta a fianco dei più poveri con i quali da sempre lavora in una delle periferie più degradate del Cairo, il quartiere degli zabbalin, i raccoglitori di immondizia. Padre Luciano, inoltre, ha contribuito anche a fondare la Dar Comboni, l’Istituto di studi arabi dove ha insegnato teologia islamica. Tra le iniziative avviate dal missionario anche un centro giovanile dove circa 400 bambini, cristiani e musulmani, provenienti da famiglie poverissime, vengono assistiti. Ospitato presso una struttura messa a disposizione dalla Chiesa copta, il centro conta l’appoggio di insegnanti, assistenti sociali, psicologi e di un medico. Ed è stato avviato anche un progetto per bambini disabili.

“Il Cairo è sempre nel mio cuore. A volte mi chiedo quale piega prenderà l’Egitto nel prossimo futuro. Forse sarà governata da un rigido regime islamico o forse si continuerà a procedere nella crisi sino alla maturazione di una vera nuova realtà. Tutti preghiamo e ci auguriamo di vedere, per questo paese, realizzarsi una qualche forma di democrazia che rispetti ogni persona e protegga le minoranze. Al di là di ogni pessimismo, vogliamo sperare in bene, e contribuire a nutrire di speranza chi non riesce a credere nella possibilità di un cambiamento. Sollecitati da tanta attesa invochiamo ‘Dio che viene’. Il programma per i numerosi ragazzi che seguiamo, grazie ai miei collaboratori, va avanti. All’inizio del 2012 abbiamo avviato il progetto per i bambini disabili. Ne abbiamo 16, tutti provenienti da famiglie molto povere e fortemente bisognosi di supporto medico e terapeutico. Tutti i disabili sono bisognosi ma quelli poveri, come immaginerete, molto di più. È una grande gioia prodigarsi per gli ultimi e soprattutto per i bambini che hanno diritto a sperare in un futuro migliore. Quest’anno abbiamo anche avviato i lavori per la costruzione di una struttura per poter meglio operare nel quartiere dei raccoglitori d’immondizie. La costruzione, con tutti i difetti e limiti di un posto tanto difficile, procede discretamente. Le difficoltà da superare sono tante ma, con l’aiuto di Dio, una per una le superiamo.

Spesso penso alla gioia che il lavoro con gli ultimi mi ha dato e continua a darmi e ritorno come per incanto a contemplare Gesù che nasce in una stalla e alla croce che conduce alla gloria. Il Natale è tempo per eccellenza della gioia… La stalla di Betlemme è stata la dimora che l’altissimo ha privilegiato per nascere ed inondare di gioia il mondo. In una mia precedente lettera scrissi che il mio quartiere è chiamato in arabo zaraib che vuol dire ‘stalle’. Mi piace pensare a Gesù che continua a nascere nelle stalle dell’umanità indigente. Natale è sempre stato un grande mistero per la bellezza di un evento che comunica gioia. Da esso irrompono Luce e Pace. Dio si rende visibile come uomo nato da donna. L’Onnipotente rende piena la redenzione. Il cielo è divenuto di diritto meta degli uomini e si rende presente nella storia di tutti gli uomini e di ogni persona che anela a dignità… Comunque in tutto ciò due domande sono impellenti, per il mondo in cui oggi viviamo. Fa senso credere? Abbiamo noi uomini ancora bisogno di Dio e di un Dio salvatore? Purtroppo gli interrogativi sul senso del vivere, sulla sofferenza, sulle atrocità oggi in atto, sono sollecitazioni troppo grandi. Se avessimo risposte a tali interrogativi potremmo dire che noi cittadini dell’età globale, non abbiamo bisogno di un Dio che nasce tanto povero e muore ancora più miserabile. Ma è proprio in Gesù che nasce povero tra i poveri e muore sofferente tra i derelitti della terra, che riceviamo la grande notizia: Dio viene e visita l’umanità…

Il nostro mondo Occidentale, senza Dio, sembra entrato in un orrendo vortice di tristezza e di morte. Ma vi sono e sono tanti i portatori della grande speranza. Essi sono coloro che, radicati nella fede in Dio, operano quali testimoni del Regno. L’amore di Dio per il mondo è senza confine e per ciascuno di noi è senza limiti. Anche il mondo islamico, che amo e conosco da 30 anni, necessità più che mai di un Salvatore. Nonostante le ricchezze culturali e storiche, è insidiato da ideologie religiose che hanno contribuito a devastare non solo gli stessi musulmani ma tanti paesi del globo terrestre. Ho sposato il Medio Oriente e soffro per le atrocità e le violenze che deturpano il volto di questi fratelli e sorelle. Quanto difficile sarà liberare questi popoli dal giogo della maschera del fanatismo religioso che in questa Regione esercita ancora troppa influenza. Ma anche tra gli stessi musulmani vi sono segnali positivi… La nostra età è costellata di profeti, santi, mistici, apparizioni, ma nonostante tutto si fatica ad accogliere la Luce del Vangelo. Apri o Signore i nostri occhi, donaci lo Spirito per riconoscerti vivo e vero, operante nella Chiesa, nei popoli, in mezzo a noi, soprattutto presente nei poveri e nei sofferenti. Irrompi nelle nostre tenebre e donaci la salvezza”.

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