Imu e Chiesa: l’Ue riconosce che non ci sono privilegi

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CHIESA – “Gli enti senza scopo di lucro svolgono un ruolo sociale importante, di cui il regime italiano di imposte sugli immobili tiene conto. Tuttavia, quando tali enti operano sugli stessi mercati degli operatori commerciali, dobbiamo assicurarci che non beneficino di vantaggi indebiti. La nuova normativa italiana sulla tassazione dei beni immobili garantisce che ciò non avvenga“. È stato Joaquín Almunia, vice presidente della Commissione europea con delega alla concorrenza, a definire la posizione dell’Ue sulla questione Imu e Ici, con una parola di chiarezza su una vicenda che ciclicamente ritorna a Bruxelles, sollevata da alcuni operatori commerciali e da ambienti politici di area radicale. Dunque nessuno “sconto” per la Chiesa cattolica, semmai il giusto riconoscimento rispetto alle attività a carattere di culto, educativo e del terzo settore operate da parrocchie, associazioni, enti ecclesiali.
In una nota diffusa ieri si precisa: “La Commissione ha riscontrato che l’Imu è conforme alle norme dell’Unione europea in materia di aiuti di Stato”, stabilite per proteggere il mercato unico e la libera concorrenza, “in quanto limita chiaramente l’esenzione agli immobili in cui enti non commerciali svolgono attività non economiche”.
Per far ulteriore luce sulla questione, occorre fare ancora riferimento al testo del pronunciamento di Bruxelles, che afferma: “La Commissione europea ha giudicato incompatibili con le norme Ue in materia di aiuti di Stato le esenzioni concesse agli enti non commerciali per fini specifici, previste dal 2006 al 2011 dal regime italiano di imposte comunale sugli immobili (Ici)”. Ma, “da quando la Commissione ha avviato una indagine approfondita nell’ottobre 2010, l’Italia ha modificato il sistema e ha adottato una nuova normativa in materia di imposta municipale sugli immobili (Imu) che non comporta la presenza di aiuti di Stato in quanto le esenzioni si applicano solo agli immobili in cui si svolgono attività non economiche”. Quindi, “la Commissione ha chiuso l’indagine”. Stop alle polemiche, avanti con quei servizi che provengono dal mondo cattolico e che si pongono dalla parte dei cittadini: oratori, scuole, attività assistenziali e sportive, oltre, ovviamente, alle funzioni religiose.
Il card. Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana, ha commentato in proposito che il sistema impositivo italiano non prefigura “un privilegio particolare”, mentre i chiarimenti giunti dall’Esecutivo Ue sono “un atto di giustizia”. “Come sempre abbiamo detto – ha aggiunto il cardinale – la Chiesa sulle attività commerciali ha sempre pagato, sia con la precedente legislazione sia con l’attuale legislazione”, e “il fatto che l’Europa abbia riconosciuto la nuova legislazione, precisata dal governo italiano, mi pare un atto di grande equità, di buon senso rispetto alla presenza della Chiesa e del mondo no profit in genere e alla valenza delle attività di carattere sociale”.
Sulle esenzioni previste tra il 2006 e il 2011, il Collegio dei commissari, guidato dal portoghese José Manuel Barroso, “non ingiunge all’Italia di recuperare l’aiuto presso i beneficiari, poiché le autorità italiane hanno dimostrato che, nel caso di specie, il recupero sarebbe assolutamente impossibile”. Le autorità italiane hanno dimostrato, precisa la Commissione, “che è oggettivamente impossibile determinare quale porzione dell’immobile di proprietà dell’ente non commerciale sia stata utilizzata esclusivamente per attività non commerciali”. Sulla mancata richiesta degli arretrati, il card. Bagnasco ha osservato: “È un atto che accogliamo con molta soddisfazione”; “non è un privilegio particolare ma un atto di equità”.

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