Una riflessione su un articolo apparso su “La Bussola Quotidiana”

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Tommaso Scandroglio, una delle firme della benemerita testata “La Bussola Quotidiana”, il 17 dicembre ha criticato lo show “La più bella del mondo” di Roberto Benigni, prima che questo andasse in onda. Anche noi abbiamo mosso qualche critica allo show, ma abbiamo almeno aspettato di vederlo!

L’autore dell’articolo, studioso di filosofia del diritto, ha esordito nel suo articolo, un po’ come avevamo fatto anche noi, elogiando Benigni per aver riportato all’attenzione del grande pubblico l’opera dantesca e l’inno di Mameli.
Sin da subito però ha espresso pareri negativi su uno spettacolo che, come già detto, ancora non aveva avuto modo di vedere. Forse per Scandroglio lo spettacolo di Benigni è stato solo un pretesto per esporre il proprio parere sulla Costituzione e su come gli italiani la vivono.

Partiamo da ciò che abbiamo apprezzato del suo articolo. Molte delle sue osservazioni sono assolutamente condivisibili e prendono le mosse dalla visione che il magistero della Chiesa ha sul rapporto fra legge naturale e legge positiva. Egli scrive per esempio: “ma chi l’ha detto che la Costituzione anche nei suoi principi primi non si possa cambiare? Si tratta in fin dei conti sempre di opera di uomini e di certo non assistiti dallo Spirito Santo, quindi assai fallaci. Tutto è dunque riformabile”.

Ed ancora egli scrive: “ma siamo proprio sicuri che al di sopra della Costituzione ci sia il vuoto cosmico? Oppure possiamo azzardare l’ipotesi che prima della sacra Costituzione esistano principi valoriali che, seppur non codificati nero su bianco, siano ben impressi nel cuore di ogni uomo? Quei principi non negoziabili su cui tanto insiste Benedetto XVI e che – loro sì – sono davvero irriformabili e intoccabili?”

Egli inoltre prende di mira un certo modo di sacralizzare sia la Costituzione che la figura del Presidente della Repubblica. Come egli stesso ben specifica, non sono cose cattive in sé, è cattivo il metterle su un piano quasi divino. Effettivamente come gli si può dar torto visto che il nostro è un mondo sempre più secolarizzato e desacralizzato? Come può trovare posto nell’attuale sistema di cose una venerazione che va oltre il dovuto rispetto?

Fin qui quello che condividiamo. Ma c’è qualcosa che vorremmo aggiungere e criticare, non per attaccare o screditare l’autore dell’articolo ma per cercare di dare il nostro contributo affinché la riflessione si sposti su un livello ancora più alto. Come egli ha preso spunto dallo show di Benigni e ha sviluppato una riflessione più ampia, così noi vogliamo partire da suo articolo per allargare l’orizzonte.

Non vogliamo criticare il contenuto, ma dello stile. Questo articolo si allinea con quella logica e quel linguaggio, che già altre volte abbiamo criticato, che vengono promossi da “cattolici contro”. Da parte di molti cattolici, e non di rado presso gli intellettuali cristiani, soggiace la convinzione che si può essere buoni fedeli solo se si è costantemente contro il mondo.

Prendendo alla lettera l’invito dell’Apostolo Paolo a non conformarsi alla mentalità del mondo, alcuni cattolici hanno non troppo implicitamente dichiarato guerra al mondo contemporaneo. Sono quei cristiani che Giovanni XXIII avrebbe chiamato profeti di sventura e che vedono male, eresie ed errore ovunque.

Soprattutto questi cattolici si sforzano di combattere le eresie del mondo moderno. Ma l’eresia, se ben osservata, è una parte di verità, non è un vero e proprio errore, ma una mezza verità. Il grande scrittore cattolico inglese Gilbert Keith Chesterton definì brillantemente l’eresia come una verità contro tutte le altre.

Questo discorso torna utile anche per capire la nostra carta costituzionale. Al termine della seconda guerra mondiale i padri costituenti le diedero vita dopo ampie discussioni e un lungo processo redazionale. In essa confluirono i temi cari alle principali forze politiche che concorsero alla sua stesura. Queste correnti erano quella cattolica, quella di sinistra e quella liberale.

Come giustamente sottolineato da Benigni gli esponenti di queste correnti erano culturalmente diversi fra loro, eppure riuscirono a trovare un accordo. E questo oltre a essere una specie di “miracolo laico”, è stato un gran bene per il nostro paese… Le differenze politiche e culturali di tali correnti avrebbero potuto fomentare il prosieguo della guerra e invece, con un grande sforzo da parte di tutti, si è giunti ad una sintesi. Crediamo che nell’attuale momento storico abbiamo solo da imparare da ciò. Magari centrodestra e centrosinistra riuscissero a trovare un accordo sulle questioni fondamentali per il Paese!

Ma riprendiamo il tema dell’eresia come parte frammentaria della verità. La corrente cattolica si doveva confrontare con quella di sinistra e con quella liberale. Ma queste ultime due non sono forse delle “eresie cristiane”? La corrente di sinistra non era forse un’attenzione al sociale slegata dal tema dell’autorità? E la corrente liberale non accentuava il discorso delle libertà individuali slacciandolo da quello del bene comune?

Forse un confronto fra le varie correnti è stato possibile proprio perché, al di là delle varie differenze, sotto sotto c’era qualcosa di comune. L’eresia è la figlia cattiva di una buona madre, ma pur sempre figlia!

Dunque, alla luce di quanto detto, cosa devono fare i cattolici oggi? Crediamo che la strada della critica a tutti i costi, del bacchettare il mondo moderno senza “se” e senza “ma”, non solo sia nociva, ma anche sbagliata.

Dicevamo nel nostro precedente articolo che Benigni avrebbe potuto cavalcare l’onda di un facile anticlericalismo e strappare altrettanto facili applausi al pubblico parlando male dell’articolo 7 della Costituzione, degradandolo rispetto per importanza rispetto agli altri. Invece l’artista ne ha parlato con tono entusiasta allo stesso modo di come ha parlato degli altri.

Con la sua interpretazione del testo costituzionale ha cercato di unire gli italiani, unire culturalmente, come un artista e un attore può  e sa fare. E se un artista fa questo, noi cattolici, che per vocazione siamo chiamati a essere segno e strumento di unità perseguiremo una via diversa o addirittura contraria?

No! Crediamo che il nostro compito sia diverso. Piuttosto che criticare quello che hanno fatto le altri correnti culturali, dovremmo valorizzare il contributo specifico che i cattolici hanno dato alla Costituzione. Dobbiamo far emergere nei nostri articoli giornalistici, nelle nostre testate, nelle nostre tv, per esempio quanto il pensiero cattolico abbia positivamente influito sulla stesura dell’articolo 7, che è spesso erroneamente attribuito alle teorie di Cavour. La stessa cosa si può dire e fare di altri articoli

Per concludere, dobbiamo cercare di cambiare stile e dobbiamo cercare di vincere il male col bene e non con sterili polemiche. Solo se porteremo il nostro positivo contributo di cattolici saremo culturalmente vincenti, altrimenti siamo destinanti ad essere confinati, giustamente, in un angolo.

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