Elena Hoehn, protagonista della storia italiana

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FERMO – Venerdì 14 dicembre, presso l’Auditorium Franceschetti Seminario di Fermo, è stato presentato il libro “Elena Hoehn. Protagonista della storia italiana” di Armando Droghetti, biografia di una donna tedesca che scelse l’Italia come sua patria e visse da eroina la storia del nostro Paese.

L’autore marchigiano Armando Droghetti in un libro sull’attivista tedesca Elena Hoehn, luterana convertita al cattolicesimo, che tradì il Reich per salvare numerose vite umane durante la Seconda Guerra Mondiale. Il libro narra le eroiche gesta di Elena Hoehn, protagonista della storia italiana del Novecento, e del suo fortuito incontro con Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari.

Durante la guerra, Elena e suo marito Luigi Alvino, nascosero in caso loro Giovanni Frignani, il maggiore Ugo De Carolis e il capitano Raffaele Aversa, che si erano rifugiati in seguito all’arrivo delle truppe tedesche di Hitler a Roma. I nomi dei tre finirono nella lista nera della Gestapo. Si diedero alla macchia, entrando nelle file del Fronte Clandestino di Resistenza dei Carabinieri, movimento legato alla Resistenza romana.

Frignani portava con sé documenti importanti, tra cui copie del diario della Petacci.

Il 23 gennaio del ’44, Frignani venne arrestato, insieme a De Carolis e Aversa, nell’appartamento capitolino della Hoehn. Elena, attraverso il salvatoriano Padre Pancrazio Pfeiffer, entrò in contatto con Pio XII. Nonostante le pressioni papali sembrarono, in un primo momento, ottenere l’effetto sperato, la notizia dell’attentato di via Rasella, fece perdere ogni speranza sulla possibile salvezza dei tre ufficiali. Seguì l’efferata rappresaglia tedesca consumata alle Fosse Ardeatine, nella quale persero la vita gli ufficiali Frignani, De Carolis, Aversa.

Accusata di delazione, Elena venne arrestata nel carcere romano delle Mantellette, dove conobbe Celeste di Porto: decisivo l’incontro con la famigerata Pantera nera, che determinò la conversione al cattolicesimo della giovane ebrea, accusata, come erroneamente si credeva, di aver denunciato ai nazisti molti dei suoi correligionari.

Elena Hoehn ebbe un ruolo decisivo all’interno del Movimento dei Focolari. La Fondatrice del Movimento, Chiara Lubich, era solita chiamare affettuosamente Elena con gli appellativi di “Anna”, “Fiamma” e “Frate Jacopa”. Nominativi che le calzavano a pennello e che sembravano riflettere la sua natura. La chiamò “Anna” la sua Anna e “Fiamma” perché era una fiamma inestinguibile, passionale, viva, infaticabile; “Frate Jacopa” perché sperimentò su di sé i tratti che Jacopa dei Settesoli ebbe verso San Francesco. Elena e Chiara tesserono le trame di una vivace e forte amicizia, stabilendo un’intensa e duratura comunione spirituale.

Elena Hoehn si batté per un’umanità, che potesse essere legata dalla fratellanza e dall’uguaglianza e che potesse essere considerata come una grande famiglia a discapito delle differenze. La Hoehn aveva a cuore la politica nazionale e mondiale ed ebbe contatti con numerose personalità influenti, come Alcide De Gasperi, Gorbaciov, Reagan e Krusciov, nonché rapporti con  Papa Montini e Giovanni Paolo II.

Nel libro, si dà rilievo alla centralità del ruolo della donna nella società e nel mondo, come fondamentale testimone della vita nella sua pienezza. Dal carcere, le parole di Elena: “la mia prigionia mi ha aperto nuovi orizzonti e non m’importa se intorno a me regni l’egoismo e l’indifferenza. Il mio sommo bene l’ho toccato con le mani e col cuore, e mi guiderà nell’avvenire. Scuoterò le mie sorelle intorno a me, affinché si sveglino finalmente. Se non è la donna che prende le redini spirituali in mano, l’umanità è destinata a precipitare senza fallo. Gli uomini sono meno cattivi delle donne, ne ho avuto la prova anche qui. La donna meschina è capace di tanta perfidia, di tanta malvagità, che l’uomo nostro non può rispecchiarsi in lei e deve per forza smarrire i concetti alti della vita.”

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