Colpito con facilità impressionante il simbolo stesso dell’innocenza

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USA – Chissà cosa aveva in mente A. L., il ventenne autore della strage nella scuola di Newton, nel Connecticut. Ha ucciso 27 persone, 20 alunni di prima elementare, di cui 12 bambine e 8 bambini, tra i 6 e i 7 anni, poi 4 insegnanti, la preside, una psicologa e, prima di tutti, la propria madre.
A lei ha portato via le armi che sono servite per la carneficina. Una carneficina pianificata in anticipo, studiata nei particolari, premeditata e conclusa con il suicidio.
Chissà quali mostri si agitavano nella mente di un ventenne che per tutti era un “secchione”, un tipo non del tutto a posto, emarginato. Intelligente, certo. Ma anche malato: aveva una forma di autismo. Malattia che, peraltro, non è associabile alla violenza.
Ecco, di fronte alla straordinario irrompere nella vita ordinaria, quotidiana, di un male così inaspettato e grande, viene da chiedersi, dove si nascondesse prima. Cosa, appunto, si agitava nella mente e nel cuore di quel giovane? Perché questo è il mistero più inquietante di un fatto come quello di Newton, che peraltro non è poi così raro. Basti pensare che, solo negli Stati Uniti, dal famosissimo episodio di Columbine, una cittadina vicino a Denver, in Colorado – era il 1999, quando 2 adolescenti entrarono armati nel loro liceo e uccisero 12 compagni di scuola e un loro insegnante, prima di suicidarsi – c’è stata una trentina di stragi simili, con un impressionante bilancio di vittime giovani e giovanissime. Ogni volta si è discusso soprattutto sulla facilità con cui nella società americana ci si può armare, e come sia facile, anche per persone squilibrate, avere a diposizione mezzi terribili di morte. Discussione che è subito “esplosa” anche questa volta. E certamente ci sarebbe da riflettere e forse modificare leggi e regolamenti.
Tuttavia, la questione più impressionante riguarda non il male “fuori” – la possibilità delle armi, una società violenta e chi più ne ha più ne metta – ma il male “dentro” e, cioè, il mistero della persona umana capace di gesti terribili, di esplodere lei stessa come un ordigno devastante e provocare morte e distruzione. Non solo nelle stragi a scuola.
A. ha preparato la carneficina, chissà quante volte ci avrà pensato. Ha studiato il momento giusto, sembra addirittura che abbia fatto i sopralluoghi sul posto… Poi ha tolto il tappo alla violenza devastante che portava dentro di sé, lasciando che travolgesse ogni cosa, a cominciare dalla mamma, forse la vittima necessaria, la soglia da superare e superata per entrare in una dimensione così terribile come quella che abbiamo visto.
Il mistero di questa violenza si accompagna a quello insopportabile del sangue innocente, all’ingiustizia e al dolore straziante di chi vede irrompere la morte nella vita e negli affetti quotidiani. Una morte, il male, che colpisce con facilità impressionante il simbolo stesso dell’innocenza – come sono i bambini più piccoli – ma anche sembra passare sopra, implacabile, ai gesti di bene, di vita, come quelli delle persone che hanno provato a opporsi alla violenza, a salvare i bambini, a scapito della loro stessa sopravvivenza. Così raccontano i testimoni degli insegnanti della scuola.
Ebbene, proprio questi gesti di vita sono quelli cui aggrapparsi per non far vincere la prospettiva della violenza. Va raccolta la testimonianza di chi, anche impotente, si è opposto consapevolmente alle pistole di Newton, ha opposto alla follia del male la “follia” del bene. Così il dolore collettivo, il pianto condiviso, l’abbraccio verso l’umanità trafitta ancora una volta da un mistero grande e insondabile, possono trasformarsi in una vera forza di vita nuova, di speranza, di prospettiva.

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