Perchè il Papa si è iscritto a Twitter? Scopriamo insieme il primo Tweet

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VATICANO – “Cari amici, è con gioia che mi unisco a voi, grazie per la vostra generosa risposta, vi benedico di cuore”. È questo il testo del primo “tweet” del Papa, inviato dallo stesso Benedetto XVI al termine dell’udienza generale in Aula Paolo VI, “cliccando” – alle 11.30 circa – su un tablet predisposto per l’occasione. Al primo “tweet” di Benetto XVI, salutato da un applauso dei circa 4.500 fedeli, erano presenti Taddeus Jones, del Pontificio Consiglio per le comunicazioni sociali, Claire Diaz-Ortiz, di Twitter, e due studenti della Villanova University che lavorano attualmente presso il Pontificio Consiglio per le comunicazioni sociali, Mika Rabb e Andrew Jadick, come pure la giornalista messicana Katia Lopez-Hodoyan. Nel corso della giornata – ha reso noto padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa della Santa Sede, ai giornalisti – Benedetto XVI risponderà via Twitter a tre diverse domande che sono state scelte fra quelle inviate e che provengono da tre diversi continenti. La prima coppia di domanda-risposta verrà inviata poco tempo dopo l’invio del tweet introduttivo, la seconda e la terza coppia di domanda-risposta saranno inviate più tardi nel corso della giornata, distanziate fra loro di qualche ora. “Tutti i tweet sono stati visti e approvati da lui personalmente”, ha precisato padre Lombardi rispondendo alle domande dei giornalisti.

Sul significato di questa presenza Vincenzo Corrado, per il Sir, ha rivolto alcune domande a mons. Paul Tighe, segretario del Pontificio Consiglio delle comunicazioni sociali (Pccs).

Ci può spiegare il significato di questa presenza del Papa su Twitter?
“È un’espressione concreta della sua convinzione che la Chiesa deve essere presente nel mondo digitale. Per comprendere al meglio questa iniziativa bisogna collocarsi nel contesto della riflessione del magistero pontificio, in modo particolare di quello di papa Benedetto, sull’importanza dello spazio culturale che le nuove tecnologie hanno posto in essere. Basta pensare ai messaggi per le Giornate mondiali delle comunicazioni sociali degli ultimi anni, dove il Papa ha ribadito a più riprese l’importanza della presenza nel ‘continente digitale’, invitando i credenti a evangelizzare questo spazio. Per questo la presenza del Papa su Twitter può essere vista come un atto emblematico che sintetizza le diverse iniziative della Chiesa nel mondo dei nuovi media. Infatti la Chiesa è già presente in maniera massiccia in questo spazio: basta pensare ai siti ufficiali di varie istituzioni e comunità, ai siti personali, ai blogs di vescovi, di altre personalità del mondo ecclesiale e di singoli credenti. La presenza del Papa su Twitter vuole essere, in sintesi, un appoggio e un incoraggiamento a quanti s’impegnano per assicurare che il Vangelo e l’insegnamento della Chiesa possano permeare il ‘continente digitale’”.

Ma questa iniziativa non potrebbe sembrare un po’ troppo “rischiosa”?
“Non credo. Si tratta invece di una presenza essenziale. I tweets del Papa saranno disponibili a credenti e non credenti per condividere, discutere e incoraggiare il dialogo. In questo ritorna l’invito di Benedetto XVI nel messaggio per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali del 2009: ‘Desidero incoraggiare tutte le persone di buona volontà, attive nel mondo emergente della comunicazione digitale, perché s’impegnino nel promuovere una cultura del rispetto, del dialogo, dell’amicizia’. L’augurio è che i brevi messaggi del Papa sollevino domande per gente di differenti Paesi, lingue e culture. Queste domande potranno a loro volta essere affrontate dai credenti e dai responsabili delle Chiese locali. La sfida per la Chiesa nel mondo dei nuovi media è stabilire una presenza ramificata, capillare. La presenza del Papa su Twitter rappresenterà una voce di unità e di guida”.

Centoquaranta caratteri non sono pochi per poter comunicare in maniera efficace?
“Non sono pochi. La maggior parte dei versetti del Vangelo ne ha di meno: pensiamo alle beatitudini, che sono molto più brevi. Circa l’efficacia di questa forma di comunicazione mi piace ricordare la parabola del buon seminatore: il seme cade su un terreno sassoso o in mezzo ai rovi dei pregiudizi negativi e soffoca, ma cade anche su un terreno buono e disponibile e così porta frutto e si moltiplica. La parola del Papa potrà incontrare un’accoglienza entusiastica, ma anche un rifiuto. Certamente, però, in tanti potranno sentire il Papa più vicino, potranno ascoltare in silenzio una parola per loro da condividere con altri followers, gli amici di tweet. Insomma, un punto di partenza per sviluppare un dialogo profondo alla luce del Vangelo”.

Quale messaggio e impegno il Papa lancia alla comunità cristiana?
“Innanzitutto la sua disponibilità – un uomo di 85 anni – a mettersi in gioco, entrando con coraggio, ma anche con semplicità, all’interno di questo spazio comunicativo. In fondo ciò che caratterizza la Chiesa è la passione per l’umanità. Per questo il Papa, con questa sua presenza in Twitter, vuole lanciare un messaggio di speranza agli uomini di oggi, presi da mille vicissitudini e difficoltà. Benedetto XVI crede profondamente nella bontà dell’uomo. Ai credenti, poi, rivolge un invito a esprimere le loro ‘voci’, a farsi sentire, a condividere la speranza di un Vangelo che parla dell’amore di Dio per ogni uomo e donna. E, in modo particolare, a ‘non avere paura’, secondo l’insegnamento di Giovanni Paolo II, di conoscere e capire la nuova cultura digitale per non correre il rischio di usare un linguaggio che i nostri contemporanei non capiscono”.

In conclusione questa presenza può essere vista come una nuova forma di servizio al Vangelo?
“È una presenza che può far nascere domande, suscitare un interesse per la fede, un primo incontro con la Parola… Per alcuni – è chiaro – si tratterà di un inizio, sostenuto da un linguaggio d’impatto, che aiuterà ad aprire la porta. Sarà una proposta che nel contesto del mondo digitale inviterà alla riflessione. D’altronde, nel messaggio per la Giornata delle comunicazioni sociali del 2011, papa Benedetto spiegava che ‘anche in questo campo siamo chiamati ad annunciare la nostra fede che Cristo è Dio, il Salvatore dell’uomo e della storia, Colui nel quale tutte le cose raggiungono il loro compimento’”.

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