Scampia, un desiderio di luce

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SCAMPIA – “Noi sacerdoti di Scampia sentiamo forte il desiderio di luce”. Lo scrivono in una preghiera i preti che svolgono il loro ministero nel quartiere di Scampia (Napoli), tristemente noto per gli omicidi e i traffici della camorra. La preghiera è stata letta e distribuita ieri sera e viene letta anche oggi nelle chiese nel quartiere. I sacerdoti chiedono anche di accendere una candelina oggi e di posizionarla sul davanzale.

Prendere le distanze dal male. “Dov’è il buio, che io doni la luce; dov’è l’odio, che io doni l’amore; dov’è guerra, che io doni la pace. Chiediamo al Signore, che chiamò Matteo dal banco di coloro che opprimevano i poveri ad essere Suo discepolo, di vivere una vita onesta e attenta alle sofferenze degli ultimi. Chiediamo al Signore, che perdonò sulla croce i Suoi uccisori perché non sapevano cosa facessero, di aiutarci a sperare nella conversione dei camorristi. Chiediamo al Signore, che diede luce agli occhi dei ciechi, di mostrare agli amministratori e ai politici che ci rappresentano quanto sia bello e affascinate adoperarsi per un mondo più giusto e sano, anche a costo di sacrifici non piccoli”. Così i sacerdoti pregano al Signore. “Tutto questo noi ti chiediamo – proseguono -, in un momento di buio per gli abitanti di Scampia. Ti chiediamo luce per accorgerci delle storture in una vita, la nostra, che non riesce più ad essere normale, per prendere distanza da ogni forma oscura che mina la nostra libertà: ad esempio confidare troppo nella magia del denaro che può far perdere la dignità quando si cede all’illegalità o al gioco d’azzardo; o al contrario conservare le proprie sostanze senza investire in modo intelligente nemmeno un centesimo per coprire le nudità dei più poveri”.

Alla luce del sole. “Vogliamo – affermano i sacerdoti di Scampia – una vita alla luce del sole, senza nubi pregne di sostanze tossiche; vogliamo una vita in cui si respiri aria nuova, che spazzi via ogni ricordo che toglie la speranza e l’amicizia sincera”. Perciò, “basta con i morti ammazzati che oscurano le strade di Scampia fino ad arrivare addirittura nelle scuole; basta con le complicità ai sistemi che finanziano le realtà di morte”. I preti di Scampia chiudono la lettera con uno stralcio dell’atto di affidamento a Maria del rione Scampia di Giovanni Paolo II, il 10 novembre 1990: “Tu, Madre della Speranza prega per noi! Aiutaci a diventare veri discepoli del Signore. Veglia sulle nostre persone e sul nostro quartiere, non permettere che il male si radichi tra noi, fa’ che crediamo sempre nella forza del bene, accompagnaci ogni giorno fino alla meta definitiva dove speriamo di trovarti ed essere per sempre con te”.

Promettente risveglio. Ma c’è un risveglio a Scampia? Secondo il sociologo padre Domenico Pizzuti, che vive nella comunità dei gesuiti di Scampia, sì. Grazie all’“eliminazione delle piazze di spaccio della droga” e al “continuo controllo del territorio da parte delle gazzelle della polizia di Stato e dei carabinieri per impedire la ripresa del traffico della droga” a Scampia, spiega, “l’area a ridosso del Lotto P, fino a qualche mese fa denominata eufemisticamente ‘Valle dei sogni’ dalla pletora dei drogati che quotidianamente vi affluivano, ora è un reale ‘Prato verde’ per i verdeggianti e puliti giardinetti”. Infatti, il Lotto P è uno di quelli “ripuliti dal traffico e dal consumo della droga e dove è in atto un promettente risveglio delle donne in seguito anche ad una mirata azione religiosa da parte della rettoria dei gesuiti Santa Maria della Speranza”, ricorda padre Pizzuti. Il religioso propone “una mobilitazione, non usuale nelle modalità e contenuti, di cittadini tramite internet, che coinvolga soggetti non solo dell’area Nord di Napoli e che si traduca in un’assemblea aperta che discuta democraticamente occupando lo spazio fisico del cortile della scuola materna Eugenio Montale e lo spazio antistante, almeno per una crescita di consapevolezza”. Il giorno dopo l’omicidio di Luigi Lucenti nel cortile della scuola Montale, prosegue padre Pizzuti, “ho ricevuto una e-mail di un caro amico che doveva andare proprio nel giorno dell’assassinio in quella scuola per piantare alcune essenze donate dall’orto botanico. Vi sono andati il 7 dicembre perché quei bambini devono sentire la nostra vicinanza, il nostro calore umano”. “È una diversa cartolina di Scampia!”, conclude il gesuita.

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