Egitto, sull’orlo del baratro

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EGITTO – Tensione altissima davanti al palazzo del presidente egiziano Mohamed Morsi, al Cairo, dopo gli scontri della scorsa notte che hanno provocato 5 morti e oltre 300 feriti. La zona circostante la residenza è presidiata da carri armati dell’esercito e da filo spinato, ma ciò non ha impedito lo scontro tra sostenitori e oppositori del presidente. Questi ultimi accusano i Fratelli Musulmani, seguaci di Morsi, di aver fomentato le violenze e attaccato per primi i manifestanti pacifici, che dal 4 dicembre chiedono al presidente di annullare il decreto che gli conferisce pieni poteri, ridimensionando quelli della magistratura, e di rivedere la Costituzione, di chiara impronta islamista, che sarà sottoposta a referendum il 15 dicembre.
Mentre si parla di un possibile discorso alla nazione del presidente Morsi, un comunicato della presidenza informa che sarebbe in corso un vertice fra il presidente, il premier Hisham Qandil e i ministri della Difesa, Interno, Giustizia, Informazione e il capo dell’intelligence. È di oggi, poi, il messaggio del principale centro teologico sunnita, al-Azhar, al presidente Morsi per chiedere la sospensione immediata del suo decreto e l’avvio di un dialogo nazionale. Per fare il punto della situazione, Daniele Rocchi, per il Sir, ha intervistato padre Rafiq Greiche, direttore dell’Ufficio stampa e portavoce dei vescovi cattolici egiziani. La parrocchia di padre Greiche dista solo poche decine di metri dal palazzo presidenziale.

Qual è al momento la situazione al Cairo? 
“Possiamo dire di essere sull’orlo di una guerra civile. Ieri si sono verificati molti incidenti intorno al palazzo e alla stessa chiesa. Ho visto dei minibus con dentro gente con la barba come i Fratelli musulmani, armati di bastoni e coltelli, scendere nei pressi della chiesa e cominciare scontri soprattutto nelle strade dietro il Palazzo. Abbiamo udito colpi di arma da fuoco. Poi anche i giovani che manifestavano pacificamente hanno cominciato a battersi. Perché sono state mandate persone a malmenare coloro che manifestavano pacificamente, perché? Perché questa escalation di violenza?”.

Siamo di fronte a un Paese spaccato: ma quali sono le posizioni sul terreno? 
“Il popolo è diviso: da una parte, i Salafiti e i Fratelli musulmani che vogliono implementare la Sharia, nella sua forma più fondamentalista, all’interno dell’ordinamento giuridico egiziano e, dall’altra, il resto della popolazione che invece non vuole che l’Egitto diventi come l’Iran, il Pakistan, e che desidera che venga applicata la Sharia nella sua forma più moderata. Tra loro ci sono moltissimi moderati e fedeli di religione cristiana. Ma c’è un altro aspetto da sottolineare”.

E sarebbe? 
“I Salafiti e i Fratelli musulmani non vogliono solo applicare in forma rigida la Sharia ma vogliono anche accaparrarsi il potere. Non si tratta più soltanto di uno scontro tra Sharia e non Sharia ma tra chi vuole il potere per sé e chi invece per il bene di tutti. La Sharia è solo un aspetto del problema”.

Tuttavia, non manca di suscitare le preoccupazioni della Chiesa cattolica…
“Noi contestiamo l’articolo 219 della Costituzione che definisce i principi della Sharia regole fondamentali della giurisprudenza. Il verdetto dipende dall’interpretazione che viene fatta della legge coranica e ciò pone non pochi problemi dal momento che ciascuno può interpretarla come meglio crede. Così si apre un ventaglio enorme per possibili discriminazioni contro le donne, i bambini, il matrimonio, la vita familiare”.

Per questo i rappresentanti cristiani all’interno della Commissione incaricata di redigere la nuova Costituzione hanno abbandonato i lavori?
“La Chiesa non si è ritirata dalla Commissione solo a causa dell’articolo 219 ma anche perché nel nuovo testo ci sono oltre trenta articoli che non perseguono il bene del popolo, non solo dei cristiani. La Chiesa, infatti, ricerca non solo il bene dei suoi fedeli ma anche quello di tutto il popolo. Il nuovo testo costituzionale non è conforme al diritto internazionale e al rispetto dei diritti. Inoltre la decisione del presidente, di arrogarsi molti poteri, senza doverne renderne conto, ricorda molto le dittature”.

Cosa fare per uscire da questa fase di violenta contrapposizione? Al-Azhar ha invitato il presidente Morsi al dialogo…
“Il presidente o il Consiglio dei Fratelli musulmani dovrebbero cercare d’invitare tutti i partiti nazionali e i differenti gruppi politici attorno a un tavolo negoziale per riformare tutto ciò che è stato deformato a causa del decreto presidenziale. Ma è necessaria anche la pressione internazionale. Le Chiese europee, per quanto è nelle loro possibilità, facciano pressione sull’Ue e sui rispettivi governi per chiedere il ritorno al dialogo. Non c’è tempo da perdere, siamo sull’orlo di una guerra civile”.

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