Parola a Giulia studentessa dell’IPSSCT di Cupra Marittima

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Di Giulia Pignotti

CUPRA MARITTIMA – Proseguendo il giro di interviste presso le scuole superiori della Riviera, ascoltiamo la Vice Rappresentante d’Istituto dell’IPSSCT di Cupra Marittima Giulia.

Mercoledì 27 novembre nell’istituto di Cupra I.P.S.S.C.T. C’è stata un autogestione strutturata molto bene, con i seguenti programmi:
1) La prima aula è stata finalizzata alla visione di un film;
2) La seconda aula è stata dedicata al ripasso e all’approfondimento di varie materie;
3) La terza aula ha avuto come tema la fotografia;
4) La quarta aula si è dedicata alla spiegazione dei diritti dello studente e alla lettura dei giornali;
5) La quinta aula si è occupata ai fumetti e alla loro creazione, guidato da Elena Giacchetti.

Abbiamo fatto diverse domande tra alunni e docenti, loro dicono questo:

Il rappresentante d’istituto, Jimmy:
“Finalmente quest’anno ci siamo riusciti a farci sentire verso gli altri plessi.
Noi abbiamo molti problemi strutturali, con bagni che emanano odori sgradevoli, mentre altre scuole si lamentano di cose che noi neanche abbiamo. Inoltre ci sono porte pericolanti e finestre senza doppio vetro.
A mio parere le attività che abbiamo organizzato le abbiamo gestite molto bene e spero che servirà a cambiare qualcosa”.

Gli alunni Matteo e Gianluca:
“Abbiamo partecipato attivamente perché pensiamo al nostro futuro. La scuola ha un ruolo molto importante per formarci sia moralmente che socialmente
Non è giusta la storia che danno più fondi ai privati perché non devono essere privilegiati, tutti gli alunni hanno il diritto di studiare e crescere.
In conclusione con quest’autogestione ci siamo fatti sentire anche noi, finalmente, e fortunatamente ci sta appoggiando anche l’istituto classico di san benedetto visto che da soli non risolviamo a fare nulla”.

La professoressa d’italiano:
“Le motivazione per questo movimento sono valide. Stanno mettendo le scuole pubbliche al completo degrado.
A mio parere quest’autogestione è stata organizzata molto bene, e gli alunni si stanno comportando con serietà ed educazione”.

Il professore d’Italiano:
“Io penso che soprattutto in questi ultimi anni quando ci sono dei momenti di riflessione che non sono canonici vanno bene, cioè nel momento in cui un’autogestione diventa un momento di confronto vero penso che sia sempre positivo. Perché penso che non solo la scuola sia in crisi ma tutta la società e le relazioni fra gli individui e spesso si nota, è un fatto chiaro, limpido, già studiato che dove ci sono dei rapporti canonici e istituzionali e questo dialogo non c’è, è flebile, a che cosa mi riferisco? La scuola fatta in senso classico dove gli studenti devono stare seduti ad ascoltare, non possono partecipare, non possono decidere il programma, non possono fare domande autonome, non ci sono momenti di relazione, è chiaro che il rapporto tra docenti e ragazzi, tra gli stessi ragazzi e tra docenti docenti si deperisce. Mi sembra che la stessa cosa si stia verificando in tutte le istituzione (comuni, regioni, giovani province, Stati e rapporti tra Stati). Infondo siamo dominati dall’economia e dalla tecnocrazia che non ha bisogno di dialoghi perché l’unico obbiettivo è vendere prodotti, tradurre tutto in merci quindi il dialogo e il volto tra le persone viene messo in secondo piano e quindi queste forme se servono a migliorare la situazione sono non utili ma indispensabili, se poi dopo diventano una semplice protesta per non fare niente, per non dialogare sia tra di voi che tra di noi, se sono solo due giorni di perdita di tempo e di non capire quant’è importante lo studio allora sono inutili, quindi dipende da come si impostano le giornate, e comunque il dialogo la relazione, lo studio e il confronto ci dovrebbero stare sempre. Questa sarebbe la cosa migliore, che ci sia una rivoluzione nel modo di studiare, nel modo di rapportare, questa è una vera rivoluzione che bisognerebbe fare sempre. Io penso che gli individui sarebbero più contenti e i cambiamenti sarebbero stabili invece quando ci sono queste proteste effimere, qualche volta sono dei fuochi di paglia poi dopo ritorna tutto come prima, almeno è l’esperienza che ho fatto da insegnante. Invece quando ero studente negl’anni 70 ne facevamo tantissimi di scioperi, quindi la voglia di cambiare era tanta ,anche se io sono del post 68. Anche qui, nella nostra zona c’erano tanti momenti di riunione degli studenti con assemblee, proteste e cortei. Ma sicuramente ci sono stati dei risultati riguardo la democratizzazione, dei momenti di dialogo sono nati però poi cambiamenti radicali tra le persone non ci sono stati, perché purtroppo c’è stato anche un fenomeno durissimo che è stato quello del terrorismo dopo il quale si è ritornati ad accettare la realtà, perché sconfiggere l’economia, il mercato e il liberismo è veramente difficile perché il mercato è estremamente potente.

Purtroppo stiamo in un periodo in cui ci sono grandi cambiamenti di livello economico e quindi anche finanziario”.

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