A tu per tu con Emanuele Imbrescia

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GROTTAMMARE – Grande festa presso la Parrocchia Madonna della Speranza di Grottammare, domenica 18 novembre, quando dal Vescovo Gervasio Gestori è stata celebrata la solenne celebrazione per l’ammissione tra i candidati al Diaconato di Emanuele Imbrescia.

Emanuele quando sei nato e cosa fai nella vita?
Sono nato a San Benedetto il 25 giungo 1974, sono sposato con Patrizia Pignotti dal 2004 e da poco sono padre di una bambina presa in affido/adozione. Lavoro presso la start S.p.a. dal 1999

Come è nata la tua vocazione?
Il mio riappropriarmi di Cristo è stato nel maggio del 2009, quando Don Anselmo mi invitò a partecipare al corso di Cristianità.
Anche se ero stato educato alla fede dai miei genitori, non partecipavo spesso alla Messa ed ero titubante.
Dopo il corso di Cristianità, la grazia di Dio mi ha travolto nella vita ed ha iniziato a farmi operare nella mia famiglia ed in tutti gli ambienti che frequentavo.
In parrocchia Don Anselmo, dopo aver seguito il corso, mi ha subito inserito in diverse attività tra cui il corso per i fidanzati.
Il Signore poi mi ha  messo affianco persone da seguire e mi ha fatto comprendere quale è il vero senso della carità e cioè, che non conta solo il fare beneficienza con i soldi, ma bensì anche stare vicino ai fratelli e dare tutto se stesso a Cristo e agli altri.
Da qui ho cercato di portare sempre Cristo nella mia vita, anche gli altri che mi conoscevano hanno riscontrato queste cose dentro di me e in molti mi chiedevano come mai avevo cambiato il mio atteggiamento.
Prima ero egoista e cercavo sempre di primeggiare, non capendo che tutto ciò non mi rendeva felice. Adesso invece penso a far bene il mio lavoro e ad aiutare gli altri.

Come è nata la decisione di intraprendere il percorso Diaconale?
Il mio cammino Diaconale è partito grazie a mia moglie. Un giorno mentre parlavamo mi ha detto esplicitamente “Perché non diventi Diacono?”
Anche se nella mia vita vi erano già stati dei segni, mia moglie mi ha messo di fronte a questa possibilità.
Dopo alcuni giorni ne ho parlato con Don Anselmo e anche lui mi ha detto di intraprendere questo percorso, e così insieme a Patrizia è partito questo cammino.
Essere Diacono vuol dire essere servo di Cristo verso gli altri, inoltre svolgere il servizio liturgico, ed il servizio caritatevole, tra le altre attività, ma soprattutto far conoscere Cristo.

Come hai vissuto la preparazione alla celebrazione?
Bene grazie a tante persone.
Colgo l’occasione per ringraziare Dio per avermi messo affianco mia moglie che mi da ogni giorno la forza di andare avanti.
Ringrazio il Signore per avermi messo in questa parrocchia, e ringrazio la Madonna che ha fatto un grande lavoro su di me, il tutto posso dire che è partito da un viaggio da Lourdes che mi apri il cuore a Cristo.
Ringrazio anche il mio parroco Don Anselmo perché mi fa crescere giorno per giorno, dandomi consigli e correggendomi anche con il suo silenzio. È una grande persona che Dio mi ha messo vicino per portare aventi questo cammino.
Infine ringrazio il Vescovo Gervasio Gestori che mi ha sempre sostenuto, il gruppo dei Diaconi permanenti che mi hanno fatto sentire da subito accolto e da cui ho molto da imparare.

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