Bioetica, quale futuro?

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ROMA – Sono stati gli aspetti giuridici legati alla crioconservazione degli embrioni al centro, oggi a Roma, del X Congresso nazionale dell’associazione Scienza & Vita.

Limitare i danni. L’ideale, secondo Ferrando Mantovani, docente emerito di diritto comparato e penale all’Università di Firenze, sarebbe “eliminare la premessa stessa e ritornare dalla procreazione assistita a quella naturale, ma questo non è un quadro realistico. Preso, dunque, atto dell’ineluttabilità della procreazione medicalmente assistita si può solo circoscrivere la crioconservazione a un numero di embrioni quanto più ridotto possibile”. Gli embrioni, ha ricordato, sono “esseri umani e, dunque, meritevoli di tutela, non possono essere soppressi. E la legge 40, d’altra parte, non permette che siano oggetto di sperimentazione o ricerca scientifica, né che vengano usati per la produzione di cellule staminali”.

Dignità all’embrione. Alla sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo che quest’estate ha rimesso in discussione la legge 40 ha fatto riferimento Luciano Eusebi, docente di diritto penale all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano: “In essa nulla depone verso un atteggiamento d’indifferenza nei confronti degli embrioni che non vengono trasferiti nell’utero. E dalla legge 194 non si può desumere di selezionarli”, mediante un’attività, quella della diagnosi preimpianto, che Eusebi ha definito “invasiva” dal momento che “prevede il prelievo di una cellula da un embrione che in totale è composto da cinque o otto cellule totipotenti, ossia punti di partenza per ulteriore vita autonoma”. Oltre tutto la diagnosi, ha specificato, “non impedisce il trasferimento di elementi genetici negativi: li trasporta negli embrioni che verranno scartati poi”. Occorre, secondo l’esperto, “garanzia del riconoscimento della dignità dell’embrione”, ad esempio con la crioconservazione degli embrioni che non vengono impiantati. Per i quali è stata pensata anche l’ipotesi dell’adozione, che avrebbe quanto meno il merito “di evitare ulteriori fecondazioni assistite”.

Un’opportunità di vita. Il problema riguardante gli embrioni è “di carattere relazionale e non solo ontologico”, secondo Andrea Nicolussi, docente di diritto civile all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano: “Conservare embrioni per dare loro una chancedi vita con l’adozione, che nella legge 40 non è vietata, è l’unica risposta conforme alla dignità umana che possiamo cercare. L’unico riscatto, insomma, all’idea della conservazione, ed è in linea con l’articolo 3 della Costituzione, che tutela lo sviluppo della vita umana”. Quanto al Codice giuridico italiano, “esprime incertezza sullo stadio della vita del concepito” e incertezza c’è pure sugli schemi giuridici di riferimento per gli embrioni da dare in adozione. “Meglio parlare di adozione o di donazione? La donazione – ha spiegato – assimilerebbe l’embrione a una parte del corpo umano, mentre l’adozione, così come definita dall’articolo 40 della nostra Costituzione, non si connota come un’alternativa alla filiazione, ma si muove su un piano solidale”.

Pensati per nascere. Al di là delle “criticità sussistenti a proposito delle adozioni per nascita”, per Lucio Romano, presidente di Scienza & Vita, l’istituzione di questa pratica avrebbe “grande valenza etica” e conferirebbe “indubitabile riconoscimento ontologico e relazionale agli embrioni come esseri umani pensati per vivere e nascere”. La crioconservazione ad libitum, ha detto in chiusura del convegno, “non assicura la salute dell’embrione, e nemmeno lo protegge da un uso sperimentale illecito. Occorre affrontare questi temi senza paura e con approccio dialettico”.

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