Dopo il cessate il fuoco: il tempo del perdono, come unica soluzione

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GAZA – La tregua rispettata fino ad adesso, nella Striscia di Gaza, dopo l’accordo raggiunto mercoledì sera tra Israele e Hamas. Il cessate il fuoco pone fine a una settimana di confronti armati in cui hanno perso la vita 155 palestinesi e 5 israeliani. La testimonianza di padre Jorge Hernandez che racconta la gioia dei suoi parrocchiani per la fine degli scontri (fonte: Patriarcato Latino di Gerusalemme).

“Con grandissima gioia, e non potrebbe essere altrimenti, è stata ricevuta la notizia del cessate-il-fuoco concordato durante la notte di ieri. La popolazione è scesa nelle strade. Immediatamente si sono sentiti i botti della festa. Le visite ai familiari, ai luoghi distrutti, il ritorno alla propria casa, in qualsiasi condizioni essa sia, sono segno ed espressione del desiderio di avere la pace che regna nella gente. Era indispensabile un cessate-il-fuoco. La situazione era terribile e, allo stesso tempo, terribilmente ridicola. Come si potrà giustificare il massacro di vite innocenti? Pensiamo alla famiglia Al Dalu, tutta una famiglia assassinata ‘per errore’. I bambini morti, i feriti, le conseguenze psicologiche che tutto questo ha causato. Veramente non vorremmo essere al posto di coloro che devono avere sulla coscienza la responsabilità di tanti crimini.

Mi chiedo: chi sarà responsabile di tutto questo? Questa guerra ha suscitato un odio e un grado di violenza che sono veramente difficili da definire. Chi ha perso una persona amata in questi giorni (papà, mamma o figlio) avrà bisogno di molto tempo per rassegnarsi e riprendersi e questo nel migliore dei casi. Poiché non sarebbe sorprendente che decidessero di vendicarsi contro i colpevoli. È qui che si evidenzia di più l’assioma ‘la violenza fa nascere la violenza’. E ciò è senza fine. L’unica soluzione è il perdono. Parlare di perdono in queste circostanze potrebbe sembrare strano, ma il perdono cristiano, che presuppone la giustizia, è realmente l’unica soluzione reale a questo conflitto per conseguire una pace autentica e stabile. Mai si potrà parlare di pace se prima non si ristabilisce la giustizia e nemmeno si avrà vera pace, seria e interiore, se prima non si sanano le profonde ferite dell’odio, dei rancori, del desiderio di vendetta.

Immediatamente dopo che il cessate-il-fuoco sono iniziate le telefonate con i nostri parrocchiani. È veramente edificante l’attitudine di questa gente: la loro forza e rassegnazione. Tutti esclamavano ‘alhamdu lilla!’ (‘sia lodato Dio!’) che significa anche ‘grazie a Dio!’ e che implica una rassegnazione totale ai disegni della divina volontà. È un canto di lode. E questo canto di lode è la prima cosa sentita dopo una settimana di terribili bombardamenti. Veramente edificante. La stessa gente mi diceva che questa guerra è stata peggiore di quella del 2009, allora ci fu un bombardamento iniziale e poi bombardamenti sporadici accompagnati da spari di piccole armi. Invece in questi giorni il fragore ininterrotto dei droni, degli F16, dei carri armati, degli elicotteri Apache, l’inquietante rumore dei differenti tipi di missili lanciati e l’esposizione di nuova tecnologia bellica hanno fatto sì che abbiano vissuto una situazione che ‘mai avevamo vissuto così’, come essi stessi affermavano. La pressione è stata molto maggiore e ciò è realmente devastante.

Bisogna ritornare alla vita ‘normale’. Rimane ora la ricostruzione. Bisogna ritornare alla vita normale. Là ci incontreremo con le altre conseguenze che tutto questo causerà. Pensate ad esempio, ciò che sarà il ritorno a scuola: quale bambino avrà la serenità necessaria per mettersi a studiare, dopo una settimana così?… Non sarà per niente facile. Il cessate-il-fuoco è un passo obbligato. Non significa che abbia risolto il conflitto, però almeno permetterà a questa popolazione di ritornare alla sua vita in questo ‘carcere a cielo aperto’ che è Gaza bloccata. Speriamo che questa pace sia realmente stabile e duratura. Speriamo che ci sia veramente volontà di risolvere questo conflitto che ha preso già tante vite. È un dovere ringraziare per le preghiere e l’appoggio di tante e tante persone di tutto il mondo che ci hanno accompagnato e hanno manifestato la loro vicinanza in questi momenti difficili, in particolare il nostro patriarca Fouad Twal che personalmente si preoccupa dei cristiani di Gaza. Di tutto cuore desideriamo che Dio li retribuisca, ciascuno e con abbondanza per tutto ciò che fanno per noi. Un ringraziamento e un riconoscimento speciale meritano le religiose che sono a Gaza: le Suore del Rosario di Gerusalemme, le Missionarie della Carità e le Serve del Signore e della Vergine di Matarà. Le loro preghiere e la loro testimonianza sono una benedizione per la nostra parrocchia e Dio saprà ricompensarle per tanta generosità. In questi giorni chiedevamo preghiere per la pace e il nostro Signore Gesù Cristo, Principe della Pace, ce l’ha concessa. E ce l’ha concessa nel giorno in cui celebravamo la memoria della Vergine Santissima, sua Madre. Già vediamo come Dio riversa le sue grazie attraverso la sempre Vergine Maria, nostra Signora… Cose della divina Provvidenza, cose della Fede. Che il suo santo manto benedica e protegga Gaza”.

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