Seminario in Regione sul peso delle imprese culturali e creative

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REGIONE MARCHE – Un momento concreto di confronto tra operatori, tecnici e istituzioni sulle imprese culturali e creative, una realtà di grande interesse a livello regionale. Questo è stato il seminario di oggi, promosso dalla Regione Marche, Osservatorio regionale per la cultura, SVIM Sviluppo Marche e da Federculture. “Un’iniziativa importante – ha detto l’assessore regionale alla Cultura, Pietro Marcolini – non solo per cercare di valorizzare l’intreccio tra impresa culturale creativa e impresa in senso lato ma anche per cogliere le opportunità europee nella fase ascendente della programmazione 2014-2020”.

Occorre distinguere tra imprese culturali in senso stretto, quelle ad esempio dello spettacolo dal vivo, e imprese culturali e creative che invece hanno un’estensione più larga, le quali secondo gli studi di Symbola e Federculture rappresentano circa il 5% del prodotto interno lordo, con picchi nelle Marche ancora superiori pari a circa il 6% del PIL.

“C’è una battaglia – ha continuato Marcolini – da fare in Europa per allargare le risorse indirizzabili alla cultura e alle imprese culturali creative ma bisogna anche attrezzarsi per cogliere queste opportunità. Nelle Marche esistono le condizioni per questo e la presenza oggi di professionisti, di tecnici, di Comuni e privati attrezzati per presentare una progettazione esecutiva mi pare confortante”.

“C’è proprio un dibattito in questi giorni – ha affermato il vicepresidente e assessore regionale alle Politiche comunitarie, Paolo Petrini – su quello che sarà il budget comunitario. Siamo in attesa di conoscere questo dato essenziale e anche dell’approvazione dei regolamenti che ci consentiranno di disegnare le nostre strategie, ma al di là del budget e della specificità dei singoli regolamenti, le politiche europee e le risorse contenute all’interno delle politiche europee sono le uniche che ci consentono di fare attività di sviluppo, di incentivare lo sviluppo economico sul nostro territorio, di incentivare le nuove attività, di innovare quelle già presenti o di permettere ai giovani di aprire nuove imprese. Possiamo farlo solo con queste politiche che cerchiamo di concentrare su obiettivi specifici sempre più selezionati, laddove le potenzialità di successo sono maggiori e tra queste oggi individuiamo anche la nostra industria creativa e culturale. Una matrice, cioè la cultura, che deve consentirci di portare innovazione anche in quello che è il nostro settore manifatturiero ma che deve allo stesso tempo permetterci di offrire una nuova economia e quindi anche una nuova opportunità ai più giovani che oggi soffrono della difficoltà di trovare un posto di lavoro”.

“Quando parliamo di impresa culturale e creativa – ha spiegato Pierluigi Sacco, presidente dell’Osservatorio regionale delle Marche per la Cultura – da un lato stiamo parlando di uno dei settori più grandi dell’economia nazionale e questo dato di fatto si riflette sulla situazione delle Marche. Il punto però è un altro; al di là di quelli che sono gli effetti economici diretti, è molto interessante capire quali sono gli effetti economici indiretti sull’innovazione, sulla competitività, sulla qualità della vita: in una regione come le Marche, vocata all’export, alla competizione internazionale, questo settore diventa allora assolutamente strategico”.

“Il rapporto tra cultura e qualità della vita – conclude Sacco – è uno degli effetti economici indiretti. Sappiano che le persone che accedono più frequentemente alla cultura si ospedalizzano di meno. Pensiamo a cosa voglia dire questo in una regione che invecchia,  in un Paese che invecchia, e capiamo anche come lo stesso problema della sostenibilità della cultura possa andarsi ad incrociare in maniera imprevista e assolutamente positiva, per una volta, al problema del contenimento dei costi del welfare. Quindi noi possiamo pensare alle politiche culturali come a una politica di welfare legata all’invecchiamento attivo, alla qualità della vita che può permettere sostanziali semplificazioni e risparmi dal lato del welfare che rendano sostenibili anche le attività culturali stesse”.

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