Vocabolario scout, scopriamo insieme il significato di alcune parole

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SCOUT – “Se sei uno scout certe cose le sai, certe parole le capisci e ti sembrano assolutamente normali, è un linguaggio che impari fin dall’infanzia”, mi spiega Roberta, che ha compiuto il suo cammino scout nel gruppo Acquaviva 1, quando le chiedo di fare un po’ di chiarezza sulle parole chiave dell’esperienza scout. Ci sono termini essenziali nella vita di uno scout che immediatamente richiamano significati precisi, ma non sempre sono comprensibili da chi li ascolti al di fuori dell’associazione. Il linguaggio simbolico è parte integrante del metodo educativo scout e riveste un’importanza davvero primaria, soprattutto per raggiungere i più piccoli, che mediante l’ideale “ambientazione fantastica” della vita di “branco” all’interno della “giungla”, imparano ad accettare l’autorità degli adulti e a seguire regole e modelli. Il campo semantico della natura è quello più evidente e rilevante, da cui si originano moltissime parole scout. Ad esempio i capi scout vengono chiamati con i nomi dei personaggi de “Il libro della giungla” di Rudyard Kipling e le squadriglie prendono nomi di animali.

Ma perché si chiamano scout? Scout è una parola inglese del gergo militare che significa “esploratore”, utilizzata dal fondatore del movimento, Robert Baden-Powell, esclusivamente in riferimento alla possibilità di esplorare nuovi orizzonti, all’imparare a cavarsela da soli, alla vita a contatto con la natura. Baden-Powell, è importante sottolinearlo, nonostante fosse un uomo d’armi, non volle trasferire al movimento scout connotazioni militari. Ne è un caso esemplare l’idea di “gerarchia”, che all’interno del movimento viene rimpiazzata dalla “verticalità”: il più grande aiuta, sostiene, educa il più piccolo. Questo si riflette anche nella divisione in “branche”, fatta per fasce d’età: Lupetti e Coccinelle (8-11 anni), Esploratori e Guide (11-16 anni), Rover e Scolte (16-21 anni, dopo un periodo di noviziato necessario al passaggio). Un altro esempio di termine militare preso dagli scout in accezione particolare è quello di “missione”, che indica un obiettivo da raggiungere o un progetto da portare avanti.

Inoltre, sono molto comuni nel gergo degli scout italiani parole di diverse lingue straniere. Queste sono storicamente legate alla diffusione del movimento nel mondo, ma la scelta di mantenerle non tradotte è certamente indice della dimensione e aspirazione internazionale degli scout, ognuno dei quali è chiamato ad essere pienamente un “cittadino del mondo”. I termini stranieri più importanti sono infatti i nomi di due uscite che segnano momenti di contatto con delle realtà diverse: la route (strada) e l’hike (escursione), la prima incentrata sul cammino e la seconda basata sull’isolamento dalla propria quotidianità.

Questi sono soltanto pochi esempi di una realtà immensamente ricca, forse appena sufficienti a mostrarci come, se facciamo attenzione al linguaggio degli scout, possiamo leggervi dentro un grande senso di identità e la consapevolezza di un’appartenenza forte.

Vediamo ora alcuni dei termini fondamentali del linguaggio scout, facendo riferimento al loro uso all’interno dei gruppi AGESCI della nostra zona.

Alpenstock con guidone

–        Alpenstock (in tedesco: “bastone da montagna”): un bastone di legno lungo 150 cm, posseduto da ogni squadriglia, che porta il guidone di ciascuna.  

–        Branco: l’unità formata dall’insieme dei Lupetti.

–        Brevetto: il Brevetto di Competenza è un riconoscimento assegnato a uno scout del Reparto che abbia conquistato più specialità nell’ambito di una stessa area.

–        Capitolo: è un tema di interesse comune che viene sviluppato all’interno del Clan

–        Carta di Clan: è la regola che il clan sceglie di seguire ed indica gli obiettivi che il clan si prefigge e i suoi punti di riferimento. È firmata da tutti i membri del clan e si articola su quattro punti: comunità, strada, servizio, scelta di fede.

–        Clan: l’unità che raggruppa Rover e Scolte.

La fiamma di un reparto AGESCI

–        Fiamma: un alpenstock che porta il guidone del reparto, con i colori e il simbolo del gruppo scout. Ogni gruppo ne possiede uno soltanto, che viene portato dal più piccolo del reparto.

–        Fiammifero: il più piccolo di un reparto, cioè colui che porta la “Fiamma”.

–        Guidone: La bandiera in cima all’alpenstock, che raffigura l’animale della squadriglia.

–        Hike (in inglese: “escursione”): si tratta di un’uscita fatta da soli o in due persone. Solitamente viene compiuta a fine anno dagli esploratori e dalle guide che devono entrare nel noviziato e poi, in alcuni gruppi, anche durante il Clan.

–        Missione: un obiettivo specifico fissato dai capi di una squadriglia che ci si prefigge di raggiungere.

–        Partenza: è la tappa ultima della vita di uno scout, che comporta l’uscita dal clan. Segna il momento in cui lo scout è diventato pienamente uomo o donna del mondo, che crede nei valori dello scoutismo e desidera farli suoi nella vita di ogni giorno.

–        Reparto:l’unità che raggruppa Esploratori e Guide.

Scout durante una route

–        Route (in francese: “strada”): è un momento fondamentale della vita del Clan, un’uscita di più giorni incentrata sul cammino, in senso reale e fisico, che il Clan decide e organizza insieme, ripartendo mansioni e responsabilità.

–        Rupe: sedersi intorno alla rupe significa, per i lupetti, riunirsi in ascolto della lettura di una parte de “Il libro della giungla” di Rudyard Kipling. La Giungla è l’ambiente fantastico in cui si svolge la vita del lupetto; questo riveste un valore fondamentale nel metodo educativo in quanto fonda la possibilità per l’adulto di essere accettato dai bambini e di proporre modelli da seguire. I Capi, nel branco, prendono i nomi dei personaggi del libro.

–        Sestiglie: le unità in cui si suddividono i lupetti, ciascuna composta solitamente da 6-8 bambini.

Guidoncino di specialità di squadriglia

–        Specialità di squadriglia: è un riconoscimento assegnato tramite una cerimonia nazionale  a un’intera squadriglia che si sia dimostrata competente in una tecnica specifica.

–        Specialità individuali: sono le abilità o qualità personali che gli scout del Reparto si impegnano a portare avanti e vengono riconosciute tramite un distintivo.

–        Squadriglia: è l’organo vitale del reparto, in pratica è un”gruppo” di ragazzi, con un capo squadriglia, il più grande e responsabile, che amministra, organizza, trapassa nozioni. La squadriglia si può definire una famiglia, i più grandi aiutano i più piccoli, li guidano e insegnano loro le cose. Ogni squadriglia porta il nome di un animale.

–        Totem: è il “nome di caccia”, un nome che rappresenta lo scout e le sue caratteristiche, che va “conquistato” e rimane allo scout per tutta la vita. Viene assegnato dai compagni e solitamente è formato da un nome di animale che si riferisce alle caratteristiche fisiche e un aggettivo che fa riferimento alla personalità. Viene assegnato con la totemizzazione.

–        Totemizzazione: la cerimonia di assegnazione del totem, che normalmente avviene quando uno scout è nel Reparto ed è successiva al superamento di una prova di coraggio, dal simbolico valore di una maturità raggiunta.

Un esempio di cucina Trapper

–        Trapper (in inglese “cacciatore con trappole”, comune anche nella forma francese Trappeur): è il metodo di cucina utilizzato dagli scout nelle loro uscite. La cucina trapper si basa su ricette semplici, con cibo cotto sulla brace usando utensili rudimentali (bastoncini, spiedi, pietre) .

–        Vecchi Lupi: sono i lupetti più grandi, che l’anno successivo passeranno al Reparto.

Per il glossario ringraziamo Roberta Marinelli e Matteo Testasecca che hanno collaborato alla sua stesura.

Immagini: Wikipedia e Scout Wiki (http://it.scoutwiki.org)

6 thoughts on “Vocabolario scout, scopriamo insieme il significato di alcune parole

  • 21 novembre 2012 at 16:48
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    Grazie! Manca qualcosa, ma ora sì che tutto è più chiaro! 😉

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  • 12 marzo 2013 at 14:14
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    Vorrei sapere se è possibile essere capo squadriglia ad un’età inferiore al resto della squadriglia, anche se le capacità lo permettono. Questa mia domanda, da mamma, deriva dal fatto che i ragazzi, cresciuti insieme negli scout, vedono fare il capo squadriglia a ragazzi più piccoli (anche solo di un anno) e, sinceramente, non so se sia una cosa positiva. Grazie.

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    • 12 marzo 2013 at 15:53
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      Buonasera Andria,
      Gireremo la domanda ad un capo gruppo.
      Le faremo sapere quanto prima.
      Grazie

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  • 27 luglio 2013 at 08:55
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    Da noi i vecchi lupi sono i capi della branca dei lupetti
    Mentre i lupetti piú grandi che l’anno successivo passeranno in reparto costituiscono il CDA cioé il consiglio di Akela

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  • 27 ottobre 2015 at 17:46
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    Ciao ho una domanda che nome posso dare ad un gruppo scout (noviziato) formato da 5 ragazze e 2 ragazzi? Aiutooo.
    Grazie

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  • 4 novembre 2016 at 14:35
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    Rainbow 7 come i colori dell’arcobaleno

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