Milioni di tossicodipendenti, situazione grave

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EUROPA – La lettura del Rapporto annuale dell’Osservatorio europeo sulle droghe e le tossicodipendenze (Oedt), presentato a Lisbona il 15 novembre, conferma una situazione grave, complessa e dinamica. L’Europa e gli europei hanno un nemico in casa che si chiama droga. A dispetto di quanti pensavano che l’emergenza fosse passata – solo perché negli angoli più oscuri delle città o nei giardinetti del quartiere si vedono meno “tossici” dediti al “buco” e meno siringhe abbandonate – la droga resiste, entra nella vita delle persone e delle famiglie portando degrado, povertà umana, esasperazione, emarginazione, malattie, carcere, talvolta la morte. Oppure diventa addirittura “status symbol”: in taluni ambienti un “tiro” di cocaina a far da contorno a una serata “cool” non appare né un reato né un’azione in sé disdicevole.

Milioni di tossicodipendenti. Per una riflessione puntuale occorrerebbe entrare nel merito dei voluminosi materiali raccolti dall’Osservatorio, che fra l’altro segnalano il permanere del problema-eroina, la “tenuta” del fenomeno cocaina, il continuo diffondersi di polveri e pasticche di ogni genere, l’affermarsi sul “mercato” (se di mercato si può parlare) di tante sostanze sintetiche. L’ecstasy, solo per fare un esempio, è stata “provata” da “circa 11,5 milioni di europei, di età compresa tra 15 e 64 anni, almeno una volta nella vita”, mentre “due milioni di persone ne hanno fatto uso nell’ultimo anno”. Due milioni: quanto l’intera popolazione della Slovenia! Ma avanzano al contempo metanfetamine e mefedrone, mentre “nuove droghe continuano a essere notificate nell’Ue al ritmo di circa una a settimana”. Così “un totale di 49 nuove sostanze psicoattive è stato notificato ufficialmente per la prima volta nel 2011”, con l’imperversare dei catinoni sintetici, che simulano gli effetti della cocaina.

La “filiera produttiva”. Non si tratta poi solo di elencare le droghe diffuse e gli effetti e i costi sociali e sanitari che queste generano; è necessario valutare le emergenti “modalità di diffusione e di consumo”: sono a rischio gli spazi frequentati dai giovani, a partire da scuole e discoteche; lo spaccio invade luoghi frequentati da chiunque, come le stazioni della metropolitana o gli stadi; l’uso di sostanze stupefacenti spesso si abbina a quello dell’alcol oppure a una vita complessivamente sregolata, fino a giungere a situazioni di degrado estremo. Non va poi sottovalutato – come indica l’Oedt – che attorno alle droghe, anche al loro consumo minimo e personale, ruota tutta una “filiera produttiva”, un commercio, un movimento di capitali che hanno dimensioni mondiali, le cui ultimissime ramificazioni sono lo spacciatore sotto casa e l’acquirente più o meno affezionato. In una indagine condotta quest’anno sempre dall’Oedt figura che si stanno moltiplicando “negozi on line” delle cosiddette “droghe lecite”: ebbene, solo nell’Ue si sono registrati 693 siti che vendono, con recapito a domicilio, sostanze psicoattive. Non va peraltro dimenticato che la criminalità organizzata ha costruito veri e propri imperi sulle droghe, che rendono miliardi di dollari e che hanno, a cascata, una serie di ramificazioni – dirette o indirette – nella violenza, nel riciclo di denaro sporco, nella tratta di esseri umani e altro ancora. Anche il più modesto consumatore di sostanze stupefacenti è dunque sia vittima che responsabile di questo terribile “castello del male”.

Qualche segnale positivo. La stessa relazione dell’Osservatorio di Lisbona, come altre fonti che si occupano del fenomeno, non manca però di segnalare qualche segnale positivo nella lotta alle droghe. Il calo del consumo di questa o quella sostanza, il miglioramento delle attività di contrasto da parte delle forze dell’ordine e della magistratura con collaborazioni su scala internazionale, il miglioramento di un servizio di prevenzione o di cura, una riuscita campagna dissuasiva nelle scuole. Un intero capitolo della relazione è infatti dedicato alla “risposta proattiva”, riscontrabile quando i Paesi europei “elaborano strumenti per affrontare la minaccia delle droghe emergenti”. Gli esperti dell’agenzia Ue segnalano che “Irlanda (2010), Romania (2011) e Austria (2012) hanno introdotto il nuovo diritto penale che sanziona la distribuzione, la vendita o la pubblicità non autorizzate di nuove sostanze psicoattive”. Altri Stati hanno modificato le leggi esistenti “per rafforzare o accelerare le procedure di controllo delle droghe”. La Polonia ha introdotto una nuova normativa antidroga nel 2010; mentre Ungheria (2010) e Finlandia (2011) “hanno istituito commissioni di valutazione del rischio per informare il processo decisionale”. Altre normative preventive o azioni efficaci si segnalano nel Regno Unito, in Francia, Italia, Danimarca, Ungheria, Lussemburgo, Cipro. Siano di fronte a provvedimenti differenti – con principi ed effetti diversi tra loro -, definiti in contesti socioculturali assai distanti. Eppure sono spie che indicano una mobilitazione antidroga che non deve venire meno e che ha semmai bisogno di risposte coordinate, coerenti e “globali”. A partire da un rinnovato impegno sul versante educativo e relazionale, la prima opportunità che le famiglie e la società hanno a disposizione per tagliare le gambe alle droghe di ogni genere.

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