Scienza e fede, l’Intelligenza originaria

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Di Marco Doldi

VATICANO – Gli scienziati oggi sono impegnati in una comprensione sempre più adeguata e completa della verità della natura e dell’uomo. Lo ha rilevato Papa Benedetto XVI nell’udienza concessa l’8 novembre alla plenaria della Pontificia Accademia delle scienze. Egli ha indicato come il processo della conoscenza richieda un “continuo dialogo e cooperazione tra i mondi della scienza e della fede per costruire una cultura di rispetto per l’uomo, per la dignità e la libertà umana, per il futuro della nostra famiglia umana e per lo sviluppo sostenibile e a lungo termine del nostro pianeta”. Senza il mutuo incontro di scienza e fede, la conoscenza rischia di scivolare in risposte che appartengono all’irrazionale, al mito o che lasciano nell’indifferenza.

Ora, a guardare le cose da più vicino, si può dire che l’incontro tra fede e scienza richieda un’importante mediazione e questa è data dalla filosofia metafisica. Essa prepara lo sguardo della fede sui dati della scienza, perché vede nel reale qualcosa di più che la semplice materialità. Si può al riguardo richiamare il percorso della conoscenza delineato recentemente dal card. Camillo Ruini. Alla domanda del suo intervistatore, Andrea Galli, sul modo in cui l’uomo è capace di decifrare la natura, conoscendone, ad esempio, le leggi che la governano, indica un percorso che, approfondendo le ragioni dell’intelligibilità della natura, conduce verso Dio.
Intanto, se l’uomo sempre ha avuto una qualche conoscenza della natura, la nascita delle scienze moderne e delle relative tecnologie ha aperto una fase nuova, nella quale per la prima volta la natura può essere indagata in profondità e padroneggiata sistematicamente. Oggi si può affermare che, grazie alle moderne scienze, la natura e l’universo siano maggiormente intellegibili. E perché l’universo è intellegibile dall’uomo? Non si può non cogliere questi due elementi: da una parte l’uomo è capace di conoscere in profondità, da un’altra, la natura è intellegibile nel suo significato completo e profondo.
Questa constatazione porta a considerare una Intelligenza trascendente, che è all’origine dell’intelligenza umana e dell’intellegibilità della natura e, ancora di più, è la Sorgente della realtà stessa. Un’Intelligenza divina che è all’origine dell’esistenza dell’universo fisico, il quale proprio per questo può essere conosciuto dall’intelligenza dell’uomo. Quest’Intelligenza originaria deve essere la fonte non soltanto della natura, ma anche della nostra razionalità: a questa condizione si può spiegare la corrispondenza tra l’intelligenza dell’uomo e l’intellegibilità della natura. “La riflessione sull’intelligibilità della natura – afferma il cardinale – ci porta dunque a concludere che esiste un’intelligenza trascendente, distinta sia dalla natura, sia dalla nostra mente, e però al tempo stesso a loro tanto profondamente presente da poter essere l’origine di entrambe” (“Intervista su Dio”, p. 133).
La conoscenza della natura comincia con le scienze empiriche, ma – questo è il punto importante – non si esaurisce tramite esse. Le scienze svolgono un ruolo molto importante, ma c’è qualcosa di più. Solo una conoscenza di natura filosofica e, più precisamente, metafisica “può dirci infatti che l’ordine che ammiriamo nel cosmo come nella vita è una traccia della sapienza e della bontà di Dio” (p.134). La metafisica da sempre accompagna la conoscenza dell’uomo, aiutandolo a ricercare “oltre” i risultati delle scienze empiriche, che presentano aspetti importanti, ma parziali del reale. Ed essa è una premessa fondamentale alla conoscenza che viene dalla fede.
Il cammino metafisico che guida alla conoscenza piena del reale, scorgendo dietro al dato materiale la presenza di Dio, è in qualche modo già evidente nel pensiero dell’apostolo Paolo. Egli, nel primo capitolo della Lettera ai Romani, esprime una profonda verità: attraverso il creato gli “occhi della mente” possono arrivare a conoscere Dio. Egli, infatti, mediante le creature fa intuire alla ragione la sua “potenza” e la sua “divinità” (cf. Rm 1,20). Alla ragione dell’uomo, quindi, viene riconosciuta una capacità che sembra quasi superare gli stessi suoi limiti naturali: non solo essa non è confinata entro la conoscenza del sensibile, dal momento che può riflettervi sopra criticamente, ma argomentando sui dati colti dai sensi, può anche raggiungere la Causa che sta all’origine di ogni realtà sensibile. “Con terminologia filosofica potremmo dire che, nell’importante testo paolino, viene affermata la capacità metafisica dell’uomo” (Fides et Ratio 22).
In questa prospettiva scienze e fede, grazie alla metafisica, dialogano e insieme studiano la natura come realtà unica, intellegibile, armoniosa e complessa. Riconoscono che la natura ha un ordine interno – in questo senso è “cosmo” – ed ha origine dalla Parola creatrice di Dio.

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