Lettera di Elio Core all’Ancora, su povertà e corruzione

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SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Pubblichiamo la lettera che Elio Core ha inviato Al Direttore dell’Ancora Testata Giornalistica On-Line (dopo averla pubblicata anche sul settimanale Diocesano)

Egregio Direttore,
sono un assiduo lettore della testata giornalistica “l’Ancora”, termine che peraltro evoca molti significati positivi. Mi corre l’obbligo ringraziarla, nella qualità di cittadino e di presidente del Comitato di quartiere di Porto D’Ascoli Centro, per la chiarezza espositiva e per la obiettività sempre riscontrata negli argomenti trattati. Mi scuso con lei ma avvertivo la esigenza dal profondo del mio animo di esternare alcuni pensieri scaturiti da riflessioni personali di fronte ai temi della corruzione e della povertà.

I temi da lei trattati sono indubbiamente di valore sociale, morali, culturali, cattolici e sono comunque uno stimolo alla società civile, alla sua crescita e al tessuto sociale nella sua interezza , in un periodo assai difficile che oso definire “oscurantismo”, ove la meta appare difficile da raggiungere e dove ognuno di noi ha smarrito il senso della vita. Una meta che necessita ritrovare da subito con la Fede Cristiana, un faro che deve guidarci nel cammino della nostra vita terrena che mai come ora appare difficile da percorrere e densa di ostacoli.

Ogni giorno aprendo i giornali leggo scandali in ogni parte della penisola: corruzione, mafia, camorra, comuni che vengono sciolti per infiltrazione mafiose, uomini di potere corrotti, ruberie pubbliche, insomma un quadro allarmante assai preoccupante tale da mettere a dura prova la pazienza dei cittadini e devastare la nostra bella Italia. Non voglio addentrarmi nei pensieri filosofici di Benedetto Croce, Platone o di Kant perché non sarebbe questa la sede idonea, ma mi sia consentito da uomo qualunque di fare alcune considerazioni di carattere generale.

Il tasso di corruzione e di malcostume in Italia ha raggiunto livelli intollerabili e strati sociali molto diffusi, con lo sperpero di risorse degli italiani, acquisite attraverso duri sacrifici e privazioni familiari, ha avuto la conseguenza di aver prodotto vasti strati di povertà in qualsiasi ceto sociale, devastando il patrimonio della ricchezza collettiva. Un delitto che ha colpito tutti gli strati della società.

Anche nel nostro quartiere di Porto D’Ascoli Centro vi sono numerose famiglie nella povertà che settimanalmente vengono meritoriamente aiutate dalle Associazioni di volontariato sul territorio, dalla Caritas, dalle varie parrocchie. Personalmente frequento la Parrocchia Cristo Re, diretta dal Parroco Don Pio Costanzo che di sovente, dal pulpito ricorda ai fedeli quanta sofferenza e povertà ha colpito la nostra comunità. Dunque, innanzi a questi avvilenti fatti mi chiedo chi sono i responsabili di questi delitti umani, delitti peraltro che si compiono ogni giorno nel mondo a livello planetario.

Occorre dunque riflettere nel profondo del nostro animo, del nostro Io personale, assumere comportamenti virtuosi verso il prossimo, estirpare dal profondo la cattiveria, la sopraffazione, rendersi più disponibili verso le persone, osservare il sacro comandamento non rubare.

E’ con queste premesse assurge la consapevolezza che questa nostra apparente potenza terrena non è nulla di fronte al cospetto di Dio, al cui giudizio prima o poi nessuno potrà sfuggire. Dunque è indispensabile azzerare la corruzione, umanizzare i nostri comportamenti, ripensare il nostro agire quotidiano, creare una società più giusta a dimensione di uomo, combattere la povertà e creare le basi per una nuova convivenza civile ove possa trionfare il rispetto, la umanità del nostro agire quotidiano, un nuovo tessuto sociale in cui bandire la corruzione, le diseguaglianze sociali e soprattutto ritrovare la fede in Dio, patrimonio inestimabile, senza la quale l’umanità non ha futuro. Nella speranza di non averla annoiata, mi pregio inviarle distinti saluti.

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