Tra i fiumi del Mato Grosso, intervista a p. Celso Duca

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di Enzo Gabrieli e Roberto De Cicco – Brasile (“Parola di Vita” – Cosenza-Bisignano)

BRASILE – La missione non ha limiti di età. I grandi patriarchi sono stati chiamati da Dio a “nuove partenze” proprio quando sembravano sazi di anni. Questa è la prima impressione che dà padre Celso Duca, missionario italiano, partito per il Brasile quarant’anni fa, nato a Talamona, provincia di Sondrio, nel 1928. Anche se qualche acciacco rallenta i suoi passi, la sua giovinezza interiore gli viene dalla fede e dall’amore appassionato per Cristo e per la Vergine Maria.

Lavorando con il popolo. È partito insieme a padre Nazareno Lanciotti, ucciso in Brasile nel 2001, con la voglia di fare il missionario, per poi fermarsi come parroco in questa lontana diocesi del Mato Grosso. “Con Nazareno lavoravamo insieme, uniti anima e corpo – racconta – senza nascondere le difficoltà e anche le solitudini e le incomprensioni pure fra il poco clero locale”. “Ci capivamo perché tutti e due italiani, tutti e due appassionati. Una delle sere più terribili di questi 40 anni fu proprio la telefonata che mi fecero la sera dell’attentato. Mi adoperai da lontano per farlo partire con un aereo privato. L’ho poi raggiunto nei giorni successivi in ospedale. Noi missionari siamo amati dalla gente ma sappiamo di dar fastidio perché lavoriamo con il popolo, i giovani, le famiglie. Nazareno lavorava molto e quindi hanno covato odio contro di lui e l’hanno ucciso”. Tutti e due si sono dati anima e corpo alla missione, hanno promosso l’elevazione culturale, religiosa, economica e sociale delle comunità che il vescovo aveva loro affidato. Jauru (la località nella quale aveva operato p. Nazareno prima come missionario, poi come parroco) e Araputanga sono diventate due progredite cittadine.

L’università, la radio, il convento… Ad Araputanga sono sbocciati dopo tanti anni di sacrificio un’azienda agricola che produce latte e formaggio con oltre tremila soci, un’università cattolica, una radio cattolica, un convento di clarisse, tante cappelle e una grande chiesa parrocchiale che padre Celso chiama “il santuario”. “Sono dei miracoli di Dio, del cuore immacolato di Maria, io non ho fatto nulla. Ho visto come il Signore può operare attraverso di noi”. Certo che accanto all’opera di Dio c’è il servizio del missionario; il segreto “è quello di aver investito nella formazione dei giovani e delle famiglie nella dimensione cristiana – dice padre Celso – perché solo trasmettendo i grandi valori si può trasformare la società”. Il missionario ha coltivato i giovani, ha offerto loro una formazione culturale cristianamente illuminata. Ha fondato un itinerario scolastico che li ha portati tutti alla laurea; numerose materie della “sua” università sono di tipo aziendale e imprenditoriale “per trasmettere loro, secondo l’insegnamento della dottrina sociale della Chiesa, come fare impresa nel rispetto di tutti e per lo sviluppo di se stessi e del loro Paese”. Per raggiungere i suoi parrocchiani, spalmati su un territorio di oltre 40 chilometri quadrati, non bastano le cappelle, ecco allora l’idea della radio, “strumento prezioso” che “porta in casa il messaggio cristiano, gli avvisi, la preghiera, anche l’informazione e la musica”. Ma il vero segreto, “il motore della nostra comunità”, sta sulla collina, ed è il monastero nel quale sei clarisse stanno a pregare per la comunità, per l’intera Chiesa. “A queste suore – racconta – consegno le intenzioni della giornata, le gioie, le speranze, le fatiche e i dolori”.

La mia vita è qui. Padre Celso si è completamente dato al Brasile: “La mia vita è ormai qui, ad Araputanga, nella diocesi Caceres, per questa gente che amo e per il Signore che servo qui. Andrò via quando il Signore mi chiamerà a partecipare alla sua gloria”. Gli anni della sua missione, in compagnia con padre Nazareno, sono stati belli ma anche difficili, non solo per la povertà, “sono stati gli anni in cui è maturata anche la teologia della liberazione”. “Il Vangelo – ricorda il sacerdote – è proposta di vita nuova, di condivisione anche delle povertà degli uomini ma non sicuramente violenza o adattamento dell’insegnamento di Cristo alle lotte locali contro i fazenderos. Il Vangelo è giustizia coniugata con misericordia e pace. È attesa dei tempi di Dio, senza scendere a compromessi etici e morali”. È l’ora del Rosario alla radio, è l’ora di far ascoltare le notizie di Radio Vaticana. Padre Celso si mette ai microfoni, dà uno sguardo alla vergine Maria che regna nello studio e poi sospirando aggiunge: “Noi qui abbiamo fatto tante opere perché Maria ci ha sostenuti, ma mi verrebbe da dire a quelli che hanno scelto la teologia della liberazione ciò che disse l’apostolo Giacomo: io con le opere ti ho mostrato la mia fede, mi mostri con la tua fede le tue opere? Domandate a chi lavora alla cooperativa del latte e dei mangimi come è cambiata la loro vita e la loro economia. Molti sono stati chierichetti: vi diranno con la Messa quotidiana, la Confessione e l’amore per Maria e per la Chiesa”.

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