Quale contributo possono dare i religiosi alla nuova evangelizzazione?

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di Graziella Nicolosi del Sir

MONDO – Quale contributo possono dare i religiosi alla nuova evangelizzazione? A questo interrogativo cercheranno di rispondere i partecipanti alla 52ª assemblea generale della Cism, Conferenza italiana superiori maggiori, in corso da ieri ad Acireale (Catania). I lavori sono stati introdotti dal card. Paolo Romeo, arcivescovo di Palermo, che ha espresso il suo apprezzamento “per un incontro che vuole essere motivo di rinnovato slancio per la vita consacrata”. “Tutti sono chiamati a mettere Dio al centro della propria vita – ha detto l’arcivescovo – ma i consacrati lo sono in maniera particolare, perché testimoni di questa scelta di fronte gli altri. Servizio, attenzione e premura verso il prossimo devono essere le parole d’ordine degli Istituti religiosi, in cui si può toccare con mano la sollecitudine di Dio verso l’uomo e della Chiesa verso il prossimo”. “Di fronte alla difficoltà di condurre ai giorni nostri un apostolato valido, alla crisi delle vocazioni e a quella economica – ha aggiunto – i religiosi devono ancor più rappresentare un esempio di appartenenza a Cristo senza riserve e compromessi”. “Guardo alla vostra assemblea – ha concluso il card. Romeo – con grande speranza, e vi chiedo una preghiera speciale per la Sicilia, terra martoriata, ma ricca di storia e di fede cristiana”.

Il contributo dei consacrati. Nella sua prolusione, padre Fidenzio Volpi, segretario generale della Cism, ha posto l’attenzione “sulle sfide che la Chiesa di oggi deve affrontare, a partire dalla crisi della fede. Si lamentano cifre in calo: il numero dei fedeli si riduce, vi sono meno preti per la rete delle comunità cristiane costituita nel tempo, la stessa vita consacrata sta attraversando una crisi di trasformazione i cui esiti non sono facilmente prevedibili, anche se il quadro attuale non spinge certo verso l’ottimismo”. Eppure, nell’“Instrumentum laboris” della XIII assemblea generale del Sinodo dei vescovi, “si riconosce l’importanza, ai fini della trasmissione della fede e dell’annuncio del Vangelo, dei grandi ordini religiosi e delle tante forme di vita consacrata, in particolare degli ordini mendicanti, degli Istituti apostolici e di quelli secolari. Si auspica che la vita consacrata dia un apporto essenziale alla nuova evangelizzazione, in particolare nel campo dell’educazione, della sanità, della cura pastorale”.

Un annuncio testimoniale. “Nell’era digitale – ha sottolineato il segretario della Cism – la testimonianza appare una forma di comunicazione particolarmente significativa. Si rende quindi necessario un annuncio del Vangelo che sia testimoniale, in parole e in opere. L’intimità con Cristo deve sfociare nel desiderio di rendere ragione della propria speranza davanti a chiunque”. A ciò, ha aggiunto padre Volpi, “si accompagna il tema emergente della responsabilità educativa della Chiesa rispetto alla fede. Se è vero che il valore dell’educazione oggi è fortemente compromesso, in una società liquida ed essenzialmente individualista, con scarso senso del rapporto fra le generazioni, tuttavia occorre anche riconoscere che la tradizione ecclesiale possiede un grande patrimonio pedagogico da riscoprire adeguatamente”.

Il triennio 2013-2015. Padre Volpi ha quindi tracciato le linee guida per il triennio 2013-2015 della Cism, anche alla luce della programmazione della Conferenza episcopale italiana per i prossimi anni. Negli Orientamenti pastorali dell’episcopato italiano per il decennio in corso, i vescovi auspicano la “promozione di nuove figure educative, come evangelizzatori di strada, nel mondo della devianza, del carcere e delle varie forme di povertà”. Si tratta, concretamente, ha spiegato il segretario Cism, d’“individuare nuove testimonianze che risultino significative non solo nel rispettivo settore d’inserimento, ma presentino anche elementi d’innovazione nell’approccio socio-educativo ecclesiale”. “Desideriamo cogliere – ha concluso – i segni di una vita consacrata che rimane attenta alle nuove domande del tempo, in questo caso l’emergenza educativa, per avviare un intercambio d’idee, progetti, esperienze”.

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