Dai risultati nell’isola alle prossime politiche, quale legge elettorale

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SICILIA – In estrema sintesi le incognite delle elezioni siciliane erano due: quanto avrebbe ottenuto il Movimento 5 stelle e quanto avrebbe perso il Pdl. La risposta alle due domante è: parecchio. Non che il travaso sia stato automatico, ma il dato è chiarissimo. Il movimento di Grillo ha ora i consensi di un siciliano elettore su cinque: moltissimo. Anche perché l’altro grande vincitore delle elezioni per uno dei parlamenti più antichi del mondo, quello siciliano, ora assemblea regionale, è stato il partito trasversale dell’astensione.
Che ci dà il primo e fondamentale responso strutturale della domenica 28 ottobre. I cittadini non partecipano anche perché la politica ha ben poco da dire e da dare. Non ci sono moti ideali coinvolgenti e ci sono pochissime risorse da distribuire.
Nel merito l’affermazione del candidato dell’alleanza Pd – Udc, senza maggioranza consiliare non sembra cambiare di molto il quadro politico siciliano, dopo la legislatura precocemente interrotta, che aveva visto lo sgretolamento dell’alleanza di centro – destra e una complessa alchimia di rapporti, che verosimilmente si riprodurranno, stante la già largamente prevista mancanza di maggioranza in consiglio per la coalizione vincente.
Il movimento 5 stelle, che per la prima volta esprime una “classe politica” rilevante nei numeri, è certo chiamato alle proposte (la prima annunciata dovrebbe essere sui costi della politica), ma da una posizione di opposizione, da cui ormai può guardare con fiducia al prossimo traguardo delle elezioni politiche.
Siamo così alla questione di fondo. Le elezioni sono state confermate per la scadenza naturale dallo stesso presidente della Repubblica, ma la grande incognita resta la legge elettorale.
Impossibile fare previsioni, anche perché tra Montecitorio e Palazzo Madama si naviga a vista, con scenari e (giustificati) calcoli di interesse dell’una o dell’altra forza politica, che mutano ad ogni momento. Tanto più che di qui ad aprile dovrebbero tenersi altre consultazioni regionali, da quella lombarda ai casi del Molise e del Lazio, ancora non calendarizzati.
E’ insomma uno scenario di grande incertezza e di grande instabilità, da affrontare responsabilmente, ma anche, finalmente, con coraggio.
“La cittadinanza è più in avanti di quanto non si pensi”, ripete spesso il presidente della Cei nelle sue prolusioni, quando arriva ad illustrare la situazione politica. Bisogna ascoltarli, i cittadini. In Sicilia tutti i principali partiti sono di fatto azzerati poco sopra il 10%, che in termini lordi, cioè considerando il partito dell’astensione, significa poco più della metà. Insomma, possono contare su percentuali di consenso ad una sola cifra. Qualcosa vorrà pur dire. Nuovi contenuti in nuovi contenitori, si era detto a Todi qualche giorno fa. Probabilmente il percorso di crisi dovrà andare ulteriormente avanti, ma il messaggio è chiaro e forte e il trend non è in discussione.

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