Carità e Collaborazione contro Elemosina e Povertà: Intervistato il direttore Caritas Umberto Silenzi

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Print this page

 

SAN BENEDETTO DEL TRONTO- Guardando ai lati delle strade o passando per le stazioni ferroviarie si notato sempre più persone dedite a mendicare denaro. Molti pensano che lo spirito cristiano sia dar loro dei soldi ripulendosi la coscienza, ma non è cosi che si aiuta una persona. Si pensa di fare qualcosa di buono ma in realtà si peggiora solo la situazione. Il vero aiuto si può dare solo riscoprendo la vera fratellanza cristiana. Non aiuti una persona dandole dei soldi che poi spenderà in alcol, sigarette o peggio, l’aiuti educandola a rimettersi in piedi e insegnandole a camminare da sola. Questo è uno dei tanti importanti messaggi che vengono fuori dalla nostra intervista fatta al direttore della Caritas Umberto Silenzi, un uomo che dal 2003 si spende per aiutare in modo concreto i meno fortunati. Negli intermezzi dell’intervista che segue presenteremo i più recenti dati Caritas riguardo le utenze di San Benedetto.

Lei è direttore della Caritas dal 2003. Da allora sono passati 9 anni, anni tumultuosi, soprattutto gli ultimi tre segnati da una profonda crisi economica e del lavoro. Come ha vissuto questi cambiamenti la Caritas Diocesana? Sono proprio passati tre anni da quando si è registrato un nuovo fenomeno. L’aumento degli aiuti richiesti dalle famiglie italiane e il calo invece di quelle provenienti dalle famiglie straniere. In percentuale si è passati dal 20% al 50%. L’immigrazione dopo la Bossi-Fini e gli accordi con la Libia, è diminuita. Ma è aumentata la povertà degli italiani. Se prima vi erano tre fasce di reddito: ricchi, ceto medio e poveri, adesso ce ne sono quattro e la quarta fascia è quella dei miserabili. I poveri di prima oggi sono diventati miserabili, il ceto medio sta diventando povero e i ricchi, sono diminuiti, ma quelli che ci sono sono sempre più ricchi. Per sopperire a questa situazione bisogna entrare bene nello spirito e capire che cos’è la Carità. Dare un euro alle persone per strada è una cosa dannosissima oltre che un gesto brutto. Ci vuole molto di più per aiutare una persona, bisogna entrarle dentro. Per fare ciò ci vogliono i centri di ascolto e dove sono i centri di ascolto? Qui. I fatti si fanno qui da noi, ma molte persone preferiscono le chiacchiere. Io a queste persone dico venite a spendere la vostra vita qui dentro e poi ne riparliamo. Siamo nel 2012 i poveri non sono più quelli di un tempo, oggi i poveri gli dai 10 euro e ti ci menano pure sopra e fanno bene. Perché non è quello il modo di aiutare, dai dei soldi e vai via e la fratellanza cristiana dove sta? Possiamo dare anche 1000 euro a un povero, se ce li hai non ti crea nessuna fatica, la vera fatica è aprire le porte del tuo cuore! Questa è carità. La Caritas è un posto dove io ti ascolto, dove ti accolgo e dove spendo la mia vita per te e cerco di condividere quello che ho. Noi interveniamo sulle persone per aiutarle a rialzarsi e camminare da sole, non per ospitarle per sempre o per pagargli le bollette, sarebbe in questo caso un intervento nullo. La crisi non ci ha aiutato. Ci siamo dovuti inventare qualcosa perché molte famiglie che mai si erano affacciate alla Caritas, negli ultimi tempi si sono presentate. Una nostra proposta è partita 2 anni fa e consisteva in 10 euro al mese chiesti alle famiglie di ogni parrocchia. Questi soldi ci hanno potuto aiutare a far fare dei lavoretti pagati a queste persone. Il primo anno molte parrocchie aderirono, il secondo meno. Ma si potrebbe fare di meglio se le parrocchie si spendessero in prima persona per le famiglie in difficoltà di propria competenza. Il parroco è il responsabile della carità della sua comunità. La carità non è io faccio tu fai egli fa, la carità è Noi facciamo.

Che progetti ci sono per il futuro? Il principale che verrà inaugurato il 10 novembre 2012 dal Vescovo Gervasio Gestori è il Centro Polivalente, una struttura edificata da Mons. Francesco Chiarini Abate Parroco di San Benedetto Martire da tutti ricordato come “il prete della carità”. Il centro sarà una grande occasione per offrire spazi, organizzare iniziative ed andare incontro ad ogni forma di povertà. Il principale scopo del centro sarà cercare di “formare” alla carità, attraverso esperienze di altri e esperienza vera e propria sul campo. Un altro progetto per il futuro, che partirà tra qualche settimana, è una casa di accoglienza notturna, ovvero un dormitorio che sarà aperto a tutti dalle 7 di sera alle 7 della mattina. Il suo scopo sarà dare un luogo adeguato di riposo per la gente che dorme per strada o nelle stazioni ferroviarie.

Di cosa va fiero in questi anni e che cosa cambierebbe del suo operato? Ti dico solo quello che cambierei: Le parrocchie. Star dietro a tutte le parrocchie non è semplice. Vorrei creare un migliore rapporto di collaborazione con e tra le parrocchie. Ma non per fare grandi cose incredibili, ma giusto per essere  un po’ di aiuto alle stesse. Il compito della Caritas è proprio questo e cioè di essere d’aiuto all’ufficio pastorale sul piano della carità.

Com’è il rapporto con i politici locali? Ottimo con tutti. Io non ho mai chiesto niente a piatto vuoto. Noi abbiamo sempre sviluppato dei progetti consistenti e validi ed è li che la provincia, il comune e la regione ci hanno sostenuto. Inoltre abbiamo un ottimo rapporto lavorativo basato sulla collaborazione con i Servizi Sociali.

Come descriverebbe il suo rapporto con il Vescovo Gervasio Gestori e cosa si aspetta dal nuovo Vescovo? Il nostro Vescovo a me ha dato sempre ampia fiducia. E’ sempre stato sicuro di me e mi ha lasciato libero di operare. E per me questo è stato importantissimo. Abbiamo fatto tante cose grandi insieme, come il progetto in Angola durato 6 anni per combattere la malattia del sonno, un progetto da 220mila euro. Un lavoro riconosciuto a livello internazionale, eppure i preti qui da noi lo hanno quasi completamente ignorato e molti attualmente ancora non lo conoscono. Purtroppo non si capisce che la Caritas non lavora solo a livello locale, c’è una grande confusione. Sono 4 anni che il Vescovo ci manda nelle Filippine e anche li abbiamo fatto e stiamo facendo grandi cose e lui lo sa (es:vasche per l’acqua,ndr), ma i preti niente. Dal prossimo Vescovo mi aspetto la stessa fiducia e lo stesso affetto di un padre che mi ha dato Mons. Gestori. Io penso che lui in questi anni mi abbia veramente capito, mi ha sempre lasciato fare sapendo che se mi affidava una cosa io l’avrei portata a termine. Questo stesso trattamento è ciò che mi aspetto dal nuovo Vescovo.

Per concludere presentiamo i dati Caritas 2012 che fanno riferimento al mese di maggio: Il servizio mensa ha erogato 5331 pasti per un totale di 669 utenti (416 stranieri e 253 italiani). Sono stati consegnati pacchi viveri a 2061 famiglie e pacchi vestiario a 894 famiglie. Inoltre vi sono stati 390 interventi per acquisti di medicine, farmaci, materiale ortopedico e panoramiche dentali. Ben 480 aiuti per pagare le utenze di luce, gas, acqua e affitti arretrati. 135 interventi per esami eco-colordoppler e materiale sanitario. 46 interventi speciali per bloccare lo sfratto alle famiglie senza reddito. 54 richieste di consulenza dell’avvocato ed infine 15 interventi per l’acquisto di biglietti per viaggi in treno e 3 aiuti per i rientri in patria con aiuto economico in contanti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *