Un “unicum” storico

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EUROPA – “L’Europe n’a pas été faite, nous avons eu la guerre” (L’Europa non è stata fatta, abbiamo avuto una guerra). Così è scritto nella famosa Dichiarazione Schuman del 9 maggio 1950, che apre la strada ad una nuova Europa. Quell’atto fondò il processo di Unione europea proponendo a Paesi appena usciti da una guerra spaventosa, di gestire in comune le risorse di carbone e di acciaio, due prodotti più che simbolici, in quanto alla base di ogni strumento di guerra.
Fare l’Europa, cioè unire i Paesi europei, ha rappresentato un sogno per un’intera generazione segnata da due guerre mondiali, e resta tale ancora oggi, sebbene siamo andati molto avanti su questa faticosa strada. L’Europa che si è costruita a partire dal 1950, e che si costruisce ancora, rappresenta un unicum storico. La costruzione dell’unità a livello del continente è davvero senza precedenti nella storia dell’umanità. Si trattava, e si tratta ancora, più di sessant’anni dopo, di costruire una pace duratura con la creazione di un nuovo sistema di relazioni internazionali tra i Paesi europei sulla duplice base della riconciliazione franco-tedesca e della consapevolezza di un’autentica comunità di destini.
La pace come necessità. Nel 1945-1950 vi fu la presa di coscienza che la guerra è davvero “il” flagello, la madre di tutte le miserie. E dopo Hiroshima e Nagasaki, la guerra sembrava ormai impossibile. Bisognava costruire l’avvenire altrimenti. In una conferenza tenuta a Bruxelles nel novembre 1948, su “Le basi morali della democrazia”, Alcide De Gasperi sosteneva: “Lo spirito di solidarietà europea potrà creare degli strumenti di salvaguardia e di difesa in diversi settori, ma la prima difesa della pace sta nello sforzo unitario che, comprendendo anche la Germania, eliminerà il pericolo di una guerra di rivincita e di rappresaglia”.
Si tratta, con la costruzione dell’Europa unita, non di una semplice unione economica, di creare uno spazio di liberi scambi, o di assicurare la pace sulla base di trattati di amicizia di cui la storia del Novecento ha dimostrato i limiti, ma davvero, come disse Schuman, di “portare un cambiamento fondamentale nelle relazioni internazionali presenti in Europa”, con la realizzazione di “una vera e propria fusione di una parte delle sovranità nazionali”.
Schuman definiva tale formula “rivoluzionaria”. Infatti, aveva coscienza di mettere a fuoco un processo senza precedenti e paragoni nella storia dell’umanità, ed è giusto parlare di rivoluzione, una rivoluzione diplomatica e pacifica.
I fondatori dell’Europa unita hanno fornito una grande lezione, eminentemente politica. Con la delega della sovranità hanno dato anche una lezione di audacia e di coraggio, di grande senso dello Stato e dell’interesse comune. Si è voluto rompere con i metodi della diplomazia tradizionale che non era sufficiente per assicurare la pace. Bisognava creare una solidarietà tale da rendere non solo impossibile ma addirittura impensabile un conflitto armato. Ecco perché l’Unione europea è per tanti Paesi un modello, anche un sogno: dopo lo smantellamento della cortina di ferro, le nazioni reduci dalla dittatura comunista hanno voluto assicurarsi un avvenire di pace e di prosperità tramite la loro adesione all’Unione. Per il resto del mondo, per tante zone lacerate, il processo europeo dimostra che l’odio e la guerra non sono per forza un destino inevitabile. Come dice il Comitato Nobel : “Il lavoro dell’Ue è un simbolo della fraternità tra le nazioni”.

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