Per un rilancio della Città di San Benedetto

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SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Le parole del Vescovo nel giorno del festeggiamento di San Benedetto Martire.

Il Vescovo Gervasio Gestori: “La festa del Santo Patrono, felicemente riportata al suo giorno tradizionale, ci invita a pregare per il bene della nostra Città, ma è anche l’occasione opportuna per riflettere sulle maggiori necessità dei concittadini con lo scopo di favorire una convivenza sempre migliore.
Questa festa, in quanto religiosa e civile, è celebrata non solo dalla comunità cristiana, ma giustamente da tutta la cittadinanza e trova la sua alta ispirazione ideale nel Santo martire, che dà il nome alla Città e che ha testimoniato con la sua vita fino alla morte la fedeltà a Cristo ed ai perenni valori del Vangelo.
Il momento che stiamo vivendo è certamente difficile per tante famiglie e prospetta un futuro carico di timori e di oscurità, anche a motivo delle incertezze economiche e politiche.
L’ultima riunione del Consiglio Permanente dei Vescovi italiani ha dovuto pubblicamente lamentare la distanza tra l’Italia dei “furbi” e quella degli onesti, in considerazione del “reticolo di corruttele e di scandali” che attraversa la classe politica e che motiva l’indignazione e l’ostilità dei cittadini.
I Vescovi hanno focalizzato “la drammatica situazione in cui tanta gente vive: precariato, disoccupazione, aziende in difficoltà, insolvenza da parte di enti locali”, osservando che “la realtà che porta il peso maggiore della crisi rimane la famiglia, principale ammortizzatore sociale e condizione del possibile rilancio del paese”.
La causa di questa situazione sta soprattutto in una diffusa cultura, la cui matrice antropologica “rimanda ad un io autocentrato, che idolatra la propria individuale libertà e ha come riferimento soltanto se stesso”. Questo individualismo è la principale sorgente di tanto malessere e porta a dimenticare il bene comune. In tempi non lontani, quando le possibilità economiche erano enormemente limitate rispetto ad oggi, quante difficoltà sono state superate anche da noi, perché forti ideali ci sostenevano e si guardava al bene della collettività.
Fortunatamente anche oggi non mancano validi antidoti, come le Caritas e le preziose risorse del volontariato, che permettono di affrontare questi gravi momenti limitando eccessive situazioni di degrado. Occorrerebbe tuttavia una maggiore attenzione a chi più sta soffrendo e bisognerebbe vivere un realismo più solidale, tenendo presente il concreto bene comune ed evitando deviazioni e scelte, finalizzate  solo a pochi soggetti, che non appaiono necessarie alla grande maggioranza della gente con ben altre preoccupazioni e che causano inutili incomprensioni.
Anche il Presidente della Repubblica, in un dialogo tenuto qualche giorno fa ad Assisi con il Card. Ravasi, ha detto che l’Italia deve ritrovare “i valori essenziali del bene comune e dell’interesse generale”, affermando che serve “una straordinaria concentrazione e convergenza di sforzi, ad opera di credenti e non credenti, come accadde nel clima dell’Assemblea Costituente”. Ed ha aggiunto: “Sforzi  da volgere soprattutto a rianimare senso dell’etica e del dovere, a diffondere una nuova consapevolezza dei valori spirituali, dei doni della cultura, dei benefizi della solidarietà, che soli possono elevare la condizione umana”.
Il Presidente è stato preciso quando poi ha detto: “Serve più responsabilità, in tutta la società, per un cambiamento ormai indispensabile. Basta con gli scontri politici fra credenti e no. Ci vuole un nuovo slancio ideale”. In particolare l’on. Napolitano richiamava questo per quanto riguarda la famiglia e la morale, riferendosi ai principi della nostra Costituzione.
A lui faceva eco il Card. Ravasi: “I nostri giorni non sono meno immorali di altre epoche. Ma sono segnati da una malattia peggiore, che è quella dell’amoralità, della totale indifferenza. Non c’è più bianco o nero, bene o male, dominano le tonalità del grigio e si ha persino l’arroganza di mostrarsi amorali”.
Pensando ai giovani il Cardinale aggiungeva che “oggi sono chiusi nel loro mondo, forse per rinuncia, forse per difesa”. Ma anche il mondo degli adulti rischia di diventare indifferente e contrario all’interesse politico, con una grave perdita per la nostra democratica convivenza. “Il degrado dei costumi e lo scivolamento nell’illegalità, insieme con annose inefficienze istituzionali e amministrative, provocano un fuorviante rifiuto della politica, e il rischio è di perdere di vista il bene comune”.
Per salvare la politica seria e costruttiva occorre estirpare quella malvagia ed ingannevole: lo esige la gravità del momento. Non si tratta di fare del moralismo, ma semplicemente di essere civili ed onesti, due virtù indispensabili per vivere le vere libertà democratiche.
La nostra Città rimanga esente da tutto questo, anche se il contesto culturale e sociale del tempo si fa pesantemente sentire. Non lasciamoci influenzare da questa mentalità e impegniamoci tutti nella difesa delle nostre sane tradizioni popolari e dei nostri valori umani e religiosi. Anche recentemente, in occasione della festa di San Francesco, ho avuto la possibilità di ricordare che politici e amministratori, insegnanti e alunni, operai e marinai, anziani e giovani, credenti e non credenti, ciascuno faccia la sua parte in maniera seria e coraggiosa.
Nella Bibbia c’è un  salmo, il numero 13, che sembra descrivere questi nostri tempi: “Lo stolto pensa: Non c’è Dio./ Sono corrotti, fanno cose abominevoli;/ nessuno più agisce bene./ Il Signore dal cielo si china sugli uomini/ per vedere se c’è uno saggio;/ se c’è uno che cerchi Dio. / Tutti hanno traviato, sono tutti corrotti;/ più nessuno fa il bene, neppure uno”. Sono parole di un realismo estremo e purtroppo per tanti aspetti sono affermazioni piene di attualità.
Però il salmo non termina qui, perché apre alla speranza: “Ma il Signore è il rifugio del misero./ Venga da Sion la salvezza d’Israele”. Non veniamo abbandonati dal Signore, la fede ci invita a sperare, la coerenza ci sprona ad andare avanti con  onestà e con operosità. Onestà ed operosità sono ancora virtù, da non smarrire, da coltivare e sulle quali educare i nostri ragazzi. E’ possibile la ripresa, è doveroso per tutti darsi da fare, senza comode recriminazioni e sterili denuncie. Viviamo l’umile orgoglio di essere persone oneste, nelle scelte personali e nelle attività pubbliche.
Il Signore come Provvidenza ci accompagna, perchè ama il suo popolo. E il santo nostro Patrono, che oggi onoriamo, interceda efficacemente per la nostra amata Città! Amen”.

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