Cattolici e Politica

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ITALIA – “Costruire insieme un contenitore di cattolici e laici” impegnati in politica. Questo l’impegno preso daCarlo Costalli, presidente del Movimento cristiano lavoratori, al termine del convegno organizzato oggi dall’Mcl e dalla Fondazione italiana europa popolare a Roma, in vista dell’appuntamento di Todi (21 e 22 ottobre) sul tema “Democrazia e nuovi poteri”. Ad auspicare un “partito di cattolici liberali e solidali” è stato il filosofo Dario Antiseri, che ha provocato la platea lanciando alcune domande, a suo avviso, rimaste aperte in merito al contributo dei cattolici per rifondare la politica, a partire da un nuovo protagonismo. “Io credo che parlare oggi di un partito di cattolici sia fuori dalla storia, se intendiamo che nella storia bisogna esserci avendo qualità di successo, e non solo di testimonianza”. È l’opinione espressa, a titolo personale, dal ministro per i Beni culturali, Lorenzo Ornaghi, secondo il quale “non possiamo restare fermi come cattolici di fronte alla scristianizzazione della politica e della società”. “I cattolici oggi sono chiamati alle grandi idee”, ha detto Cesare Mirabelli, presidente emerito della Corte Costituzionale, moderando i lavori: di fronte alla “gravità del disorientamento” a cui sono sottoposti i cattolici in politica, occorre “trovare o ritrovare l’audacia delle idee, la capacità dell’azione, chiedendosi come ridare mobilità e efficacia alla politica in un contesto democratico”.

Le oligarchie e l’antipolitica. “Oggi – ha esordito Ornaghi – viviamo una crisi strutturale della politica, con una vera e propria trasformazione della democrazia. Il sistema politico e istituzionale è cambiato, il sistema partitico è esploso e si è radialmente trasformato: attualmente, il partito più vecchio è la Lega, e rispetto ai partiti di massa di 60 anni fa l’Italia è certamente cambiata”. In democrazia, in altre parole “molte promesse sono rimaste non soddisfatte, e molte non sono state mantenute”. Senza contare “le trasformazioni del tipo di democrazia avvenute in Europa”, e quelle interne allo Stato, che ormai è “uno Stato globale”. Tra le promesse non mantenute, Ornaghi ha citato quella in base alla quale “un sistema democratico dovrebbe ridurre il più possibile le oligarchie: un sistema come il nostro, invece, ha prodotto oligarchie”. Per quanto riguarda l’azione politica, secondo il relatore “viviamo in condizioni di profondo disorientamento”: di qui la necessità, come cattolici, di riflettere sul “pressante” e ripetuto invito, lanciato dal Papa a Cagliari nel 2008, di dare vita ad “una nuova generazione di cattolici impegnati in politica”, che siano “coerenti con la fede professata”, dotati di “rigore morale” e di “capacità di giudizio culturale”, oltre che di “competenza professionale” e “passione di servizio”. Quella attuale, secondo Ornaghi, è una “società della diffidenza”, che nei confronti della politica manifesta una “erosione di fiducia” e soprattutto è caratterizzata da fenomeni di “contro-politica”, o “anti-politica”. Un clima, questo, “reso più pesante dal fatto che tutti gli attuali partiti, con la loro insensibilità, hanno aumentato la gravità della situazione”. In questo contesto, per il Ministro, “i rischi di contro-politica sono maggiori, tanto più che assistiamo non solo alla stagnazione dei partiti, ma anche alla loro immobilità: è come se nessuna azione possa modificare quella situazione”. “È qui che l’azione dei cattolici diventa tanto importante da risultare essenziale”, ha affermato Ornaghi auspicando per i cattolici “un’azione politica a lungo termine, basata sulla cultura: i partiti non sono più gli unici luoghi della politica, occorre che i cattolici sappiano ritrovare i luoghi della cultura”, tra cui le stesse aggregazioni ecclesiali, la famiglia, la scuola, i mezzi della comunicazione. “A partire dalla prossima legislatura – ha concluso Ornaghi auspicando una “fase costituente” – ci saranno alcuni grandi temi, sociali e anche istituzionali, da impostare e risolvere guardando al bene comune. Occorre una convergenza di sforzi tra credenti e non credenti, ritrovando un’audacia che forse fino ad ora non abbiamo avuto”.

La coscienza e il potere. “La diaspora dei cattolici, dopo la fine della Democrazia Cristiana, ha determinato una sostanziale inefficienza dell’azione dei cattolici in politica”. È la tesi di Antiseri, secondo il quale oggi in Italia “c’è un mondo cattolico sano, bello, imponente, che non viene rappresentato”. La lezione da recuperare, in politica, secondo Antiseri è quella di De Gasperi, che “con il suo partito ha salvato il Paese”. Che cosa sarebbe l’Occidente senza il cristianesimo? Questa la domanda che ha fatto da sfondo all’intervento del relatore, che ha citato pensatori laici – dalle lettere del governatore della Bitinia, Plinio il Giovane, all’imperatore Traiano nel 112 d.C., fino a Benedetto Croce e Karl Popper – che “hanno capito l’importanza della storia del cristianesimo per l’Occidente: per i cristiani, è la coscienza che deve giudicare il potere, e non viceversa. Così, la coscienza è diventata la base della nostra civiltà. La rivoluzione cristiana operò nel centro dell’anima, nella coscienza morale”, dando il primato “ad una nuova virtù spirituale che fino ad allora era mancata all’umanità”. “Senza il cristianesimo, l’Occidente non esisterebbe”, ha concluso Antiseri: “la Grecia ha passato all’Occidente l’idea di razionalità come discussione critica, ma il dio delle genti europee è il Dio ebraico-cristiano. Il cristianesimo ha passato all’Europa l’idea che lo Stato non è l’assoluto e l’idea della sacralità della persona umana, dal concepimento fino al suo termine naturale”. Come diceva Emmanuel Mounier, “l’idea di persona resta la condizione migliore per le battaglie giuridiche, politiche, economiche e sociali”.

Un contributo a Todi 2. “È necessario – ha affermato a sua volta Carlo Costalli – che la politica recuperi la sua centralità decisionale e il suo rapporto fiduciario con la gente e con il popolo, che dobbiamo mettere in condizione di ritrovare la fiducia necessaria per partecipare nella politica e nelle istituzioni. In questo senso la mobilitazione dei movimenti cattolici che ha dato vita all’esperienza di Todi può costituire un contributo prezioso. Un contributo forte, con la propria identità, la propria storia, i propri valori che i cattolici italiani non possono esimersi dal dare in un momento così grave e incerto per il futuro della nostra Nazione. Un contributo di cui l’Italia ha oggi un disperato bisogno per restituire autorevolezza e credibilità a una politica debole e rancorosa, travolta da corruzione e scandali, e per tornare a far crescere il nostro Paese.

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