In crescita la discriminazione contro i cristiani in Europa

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EUROPA – Si è tenuto a Bruxelles, il “Seminario sulla discriminazione contro i cristiani in Europa.”

L’incontro ha preso avvio da una domanda: “Quale relazione esiste tra la democrazia liberale e la libertà di religione?”. L’ha posta Konrad Szymanski, parlamentare e moderatore del dibattito, che ha richiamato “un contesto europeo che sembra sempre più voler escludere il cristianesimo e le sue manifestazioni dal contesto pubblico”. Ed ha aggiunto: “In Europa, dobbiamo urgentemente parlare di diritti umani, di parità di diritti e di principi di non discriminazione nei confronti di tutti“. “I cristiani sempre più si sentono discriminati. La presenza della Croce e il cristianesimo si sono indeboliti” e “la libertà di coscienza, in particolare nell’ambito delle professioni mediche, è particolarmente minacciata”. Nel suo intervento mons. Piotr Mazurkiewicz, segretario generale della Comece, ha ricordato le recenti e positive sentenze sulla protezione dell’uguaglianza e della libertà religiosa in seno al Consiglio d’Europa e alla Corte di Lussemburgo. Nel corso del seminario, c’è stato un consenso condiviso alla richiesta che il Parlamento europeo e le altre istituzioni europee dovrebbero dare attenzione a questi problemi e mostrare la volontà politica necessaria per trovare soluzioni concrete in questo senso.

Qualche dato. Martin Kugler, dell’Osservatorio sull’intolleranza e la discriminazione, ha presentato il rapporto che l’istituto cura ogni anno e che testimonia casi concreti di intolleranza (atti di vandalismo, violenza, offesa) e discriminazione (violazioni della libertà di religione, di coscienza, di espressione) contro i cristiani, al punto da sostenere che “l’ostilità è nell’aria”. Un dato preoccupante emerge anche da un sondaggio condotto in Gran Bretagna nel 2011, secondo il quale per il 74% dei cristiani intervistati “c’è più discriminazione contro i cristiani che contro le persone di altre fedi e si vede crescere questa discriminazione sul posto di lavoro, nella vita pubblica, nei mass media”. “Manca la volontà politica nell’affrontare il problema”, ha affermato Kugler che ha aggiunto: “come cristiani non chiediamo eccezioni, ma uguali diritti”.

Liberi di dissentire? “Non c’è un clima che permetta una discussione adeguata, su basi razionali. Ho dei timori riguardo la capacità della nostra democrazia di affrontare temi molto impegnativi: troppo spesso le politiche sociali sono determinate dal ‘politically correct’, dai capricci dei poteri forti e c’è poco apprezzamento per il ruolo della Chiesa nel contribuire al dibattito pubblico. La piazza è diventata un luogo ostile per la voce della Chiesa”. La denuncia arriva da John Deighan, incaricato per la Conferenza episcopale scozzese di seguire l’attività del Parlamento. Deighan, ha raccontato del suo incarico per contrastare la ridefinizione del matrimonio, come proposto dal governo scozzese al fine di accogliere i diritti delle coppie omosessuali. Questo sarebbe “l’ultimo passo di un percorso che ha visto in questi anni emergere e dominare i diritti delle copie gay, ivi compreso il diritto all’adozione”. Ad avviso di Deighan è “difficile esprimere posizioni diverse negli spazi pubblici, pena intimidazioni nei confronti di quanti, come i cristiani, esprimono diverse convinzioni”. “Non si è più liberi – ha commentato – di non essere d’accordo!”.

Nessuno deve stare in silenzio. Mons Florian Kolfhaus, incaricato della segreteria di Stato, ha sottolineato che “atti di odio contro i seguaci di qualsiasi religione devono essere contrastati allo stesso modo“. Tuttavia “il fatto che i cristiani siano una maggioranza numerica in Europa non giustifica che si risponda con il silenzio ad atti vandalici o offese contro le chiese, mentre le sinagoghe e le moschee vengono – giustamente – riguardate con grande attenzione. Ma perché ai cristiani il rispetto è negato?”. Hanno successivamente preso la parola alcuni membri del Parlamento europeo, di ispirazione cristiana: Laima L. Andrikiene (Ppe, Lituania) ha denunciato che per i cristiani nel suo Paese il rischio è che “il diritto alla libertà di espressione si ritorca contro di essi, come ai tempi della repressione sovietica”. Secondo Charles Tannock (Ecr, Gran Bretagna) il “cristianesimo è un argomento tabù in Parlamento” perché è visto come una “una minaccia alla libertà di coscienza” e ha invitato i colleghi parlamentari europei a sottoscrivere un’iniziativa a sostegno di una “Dichiarazione di rispetto” per il credo altrui. Silvia Costa (Gruppo dei social-democratici, Italia) ha sottolineato che “ogni discriminazione va sempre combattuta” ma “qualche difetto di testimonianza ha gettato discredito sui cristiani”

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