Dobbiamo vergognarci di dirci Cristiani?

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ITALIA – Accade spesso in parecchi stati europei,  e non poi così raramente anche in Italia, che i cristiani siano considerati a livello culturale e sociale dei cittadini di serie “B”.  Può capitare, e questo è anche peggiore, che un cristiano si vergogni della propria fede. Insomma, che sia subito o che provenga da noi stessi, questo complesso di inferiorità non ha nessun motivo di esistere, come cercheremo di spiegare: il cristianesimo infatti, da un punto di vista della storia delle religioni, ha costituito una novità assoluta e ha consentito, nonostante anche numerosi errori, all’intera umanità di compiere enormi passi in avanti. È forse il caso dunque di ricordare a noi tutti, proprio all’inizio di questo Anno della Fede, quanti effetti positivi ha prodotto il nostro credo

L’uguaglianza fra gli uomini. Il concetto dell’uguaglianza fra gli uomini è stato introdotto dal cristianesimo. Nella cultura greca ad esempio, gli elleni si ritenevano superiori a tutti gli altri popoli che chiamavano sprezzantemente barbari. Nella cultura indiana sopravvive ancora oggi la divisione in caste e gli uomini che appartengono a quelle più basse sono tenuti ai margini della società e considerati impuri e addirittura intoccabili. Se è vero che nella visione ebraica Dio è padre di Israele, è solo col cristianesimo che si afferma la paternità universale di Dio.

La parità dei sessi. Se diamo uno sguardo ai tre grandi monoteismi, ci possiamo facilmente rendere conto che solo nel cristianesimo i fedeli di ambo i sessi sono ammessi nella comunità cristiana attraverso lo stesso rito: il battesimo. Allo stesso modo, solo nel cristianesimo, uomini e donne prendono parte alle stesse funzioni religiose. Questa parità fra uomini e donne risale allo stesso Gesù: contrariamente a quanto accadeva ai suoi tempi, il Signore chiamò fra i suoi discepoli anche delle donne. Non si deve poi dimenticare in questa riflessione il ruolo di primaria importanza che nel cristianesimo esercita la Vergine Maria

Alla base della scienza. Per le culture antiche la natura era pervasa di divino (panteismo). Dal movimento degli astri alle calamità naturali, ogni evento era ricondotto ad un’origine divina. È stato merito del cristianesimo aver posto il divino oltre il mondo sensibile (trascendenza): questa “desacralizzazione” ha spinto gli uomini a cercare nei fenomeni della natura delle cause immanenti alla natura stessa. Nella visione cristiana Dio è il creatore divino distinto dalla creazione, Egli ha posto in essa delle leggi che sta all’uomo scoprire. Non è un caso che la scienza sia nata nell’Europa cristiana e in particolare in Italia ad opera dello scienziato pisano Galileo Galilei. Per sua stessa ammissione Galilei voleva ricercare nella natura le impronte del creatore: per quanto ai più potrebbe sembrare paradossale, la scienza moderna è nata da un atto di fede in Dio Creatore!

Alla base della medicina. È noto come nella Grecia antica, e in particolare a Sparta, la malattia fosse vista con estrema avversità a tal punto che i bambini malformi venivano uccisi. Nell’ebraismo antico la malattia veniva percepita come una maledizione di Dio e come una sua vendetta per le colpe commesse. Quando scoppiavano pestilenze i pagani fuggivano naturalmente dalle città abbandonando spesso anche parenti ed amici. Tutto cambia con l’arrivo di Gesù. I tanti miracoli compiuti da Gesù in favore dei malati spingono i suoi seguaci a vedere in chi è afflitto da una malattia una persona bisognosa di affetto e di cure. Cristo stesso, identificandosi con i sofferenti, ha fatto sì che nel corso dei secoli tanti malati abbiano potuto fruire dell’attenzione e delle cure di molti cristiani. Ma è soprattutto l’immagine del Cristo in croce ad aver illuminato l’oscura realtà della sofferenza. Anche in ciò non è casuale la nascita del primo “ospedale” nella Roma cristiana: il senatore Pammachio e Santa Fabiola costruirono un ricovero alla foce del fiume Tevere.

A difesa dell’infanzia. Nella cultura romana il pater familias aveva un potere quasi illimitato sulla moglie e sui figli. Gli infanticidi e l’abbandono dei minori erano all’ordine del giorno nella Roma antica. Col cristianesimo avviene una grande svolta e la figura del fanciullo viene quasi sacralizzata anche grazie al culto di Gesù bambino: se il Verbo di Dio ha preso le sembianze di un infante, vuol dire che ogni piccolo merita rispetto. Nel suo insegnamento Gesù ha inoltre dichiarato che chi si fa simile a un bambino sarà facilitato l’ingresso in paradiso.

Alla base dell’arte. Anche lo straordinario sviluppo delle arti in campo figurativo è debitore verso il cristianesimo: mentre nell’ebraismo e nell’islam Dio è totalmente altro e dunque è impossibile rappresentarlo, nel cristianesimo egli ha preso le sembianze umane, il divino è diventato tangibile e rappresentabile. La Chiesa inoltre ha fatto abbondante ricorso alle arti figurative per diffondere il Vangelo

PER SAPERNE DI PIU’: Francesco Agnoli, Inchiesta sul cristianesimo. PIEMME

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