”Effatà”: il Papa ne ha ricordato ”il significato storico, letterale”

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Print this page
VATICANO – La parola “effatà – apriti” riassume in sé “tutta la missione di Cristo” perché Gesù ci rende “capaci di vivere pienamente la relazione con Dio e con gli altri”. Lo ha detto, stamattina, Benedetto XVIalla recita dell’Angelus da Castel Gandolfo. Non è mancato, poi, un pensiero al prossimo viaggio apostolico in Libano.In una parola il messaggio. “Al centro del Vangelo di oggi – ha sostenuto il Papa – c’è una piccola parola, molto importante. Una parola che – nel suo senso profondo – riassume tutto il messaggio e tutta l’opera di Cristo”. Commentando l’episodio del Vangelo di Marco in cui Gesù guarisce un sordomuto, pronunciando appunto la parola “effatà”, il Pontefice ha sottolineato “il significato storico, letterale di questa parola: quel sordomuto, grazie all’intervento di Gesù, ‘si aprì’; prima era chiuso, isolato, per lui era molto difficile comunicare; la guarigione fu per lui un’‘apertura’ agli altri e al mondo, un’apertura che, partendo dagli organi dell’udito e della parola, coinvolgeva tutta la sua persona e la sua vita: finalmente poteva comunicare e quindi relazionarsi in modo nuovo”.

La chiusura del cuore. “Ma tutti sappiamo – ha proseguito il Santo Padre – che la chiusura dell’uomo, il suo isolamento, non dipende solo dagli organi di senso. C’è una chiusura interiore, che riguarda il nucleo profondo della persona, quello che la Bibbia chiama il ‘cuore’. È questo che Gesù è venuto ad ‘aprire’, a liberare, per renderci capaci di vivere pienamente la relazione con Dio e con gli altri”. Ecco perché, ha chiarito Benedetto XVI, “dicevo che questa piccola parola, ‘effatà – apriti’, riassume in sé tutta la missione di Cristo. Egli si è fatto uomo perché l’uomo, reso interiormente sordo e muto dal peccato, diventi capace di ascoltare la voce di Dio, la voce dell’Amore che parla al suo cuore, e così impari a parlare a sua volta il linguaggio dell’amore, a comunicare con Dio e con gli altri”. Per questo motivo “la parola e il gesto dell’‘effatà’ sono stati inseriti nel rito del battesimo, come uno dei segni che ne spiegano il significato: il sacerdote, toccando la bocca e le orecchie del neo-battezzato dice: ‘Effatà’, pregando che possa presto ascoltare la Parola di Dio e professare la fede. Mediante il Battesimo, la persona umana inizia, per così dire, a ‘respirare’ lo Spirito Santo, quello che Gesù aveva invocato dal Padre con quel profondo sospiro, per guarire il sordomuto”. Ricordando che ieri si è celebrata la Natività di Maria, il Papa ha osservato: “A motivo del suo singolare rapporto con il Verbo incarnato, Maria è pienamente ‘aperta’ all’amore del Signore, il suo cuore è costantemente in ascolto della sua Parola. La sua materna intercessione ci ottenga di sperimentare ogni giorno, nella fede, il miracolo dell’‘effatà’, per vivere in comunione con Dio e con i fratelli”.

Viaggio in Libano. “Nei prossimo giorni mi recherò in viaggio apostolico in Libano per firmare l’esortazione apostolica post-sinodale, frutto dell’Assemblea speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei vescovi, svoltosi nell’ottobre 2010. Avrò la felice occasione di incontrare il popolo libanese e le sue autorità, oltre ai cristiani di questo caro Paese e a quelli dei Paesi limitrofi”, ha detto il Pontefice dopo l’Angelus. “Io non ignoro la situazione spesso drammatica vissuta dalle popolazioni di questa regione da troppo tempo straziata da incessanti conflitti – ha continuato -. Comprendo l’angoscia di molti mediorientali quotidianamente immersi in sofferenze di ogni tipo che interessano purtroppo, a volte mortalmente, la loro vita personale e familiare. Il mio preoccupato pensiero va a coloro, che alla ricerca di un luogo di pace, abbandonano la loro vita familiare e professionale e sperimentano la precarietà degli esuli”. Anche “se sembra difficile trovare soluzioni ai vari problemi che toccano la regione”, per il Santo Padre, “non ci si può rassegnare alla violenza e all’esasperazione delle tensioni. L’impegno per il dialogo e la riconciliazione deve essere una priorità per tutte le parti coinvolte, e deve essere sostenuto dalla comunità internazionale, oggi sempre più cosciente dell’importanza per il mondo intero di una pace stabile e duratura in tutta la regione”. “Il mio viaggio apostolico in Libano, e per estensione a tutto il Medio Oriente, si pone sotto il segno della pace facendo riferimento alle parole di Cristo : “Vi do la mia pace”. Che Dio benedica il Libano e il Medio Oriente”, ha affermato.

Per la Colombia. “È stato annunciato, in Colombia, in Norvegia e a Cuba, un importante dialogo tra il Governo colombiano e i rappresentanti delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia, con la partecipazione di delegati provenienti dal Venezuela e del Chile, per cercare di porre fine al conflitto che, da decenni, affligge questo amato Paese – ha ricordato Benedetto XVI in spagnolo – . Spero che quanto prendono parte a questa iniziativa si lascino guidare dalla volontà del perdono e della riconciliazione, in una sincera ricerca del bene comune”.

Vangelo della famiglia. Rivolgendosi poi ai pellegrini polacchi, il Papa ha ricordato che “per iniziativa della Conferenza dell’episcopato polacco, tra poco inizierà in Polonia la II Settimana dell’educazione”, con l’augurio che “essa ravvivi la cooperazione tra la famiglia, la scuola e la Chiesa, per garantire ai bambini e ai giovani una solida formazione intellettuale, culturale, spirituale e cristiana. Che gli ambienti educativi siano pervasi dal ‘Vangelo della famiglia’. Crescendo alla luce di esso nella comunione di vita, di fede e d’amore i giovani possono acquisire i valori che conferiscono il senso all’esistenza umana. Sosteniamo con la nostra preghiera i genitori, gli educatori e il corpo docente”. In italiano ha rivolto “un cordiale saluto ai cattolici e a tutti i cittadini del Kazakhstan, dove il cardinale Sodano, quale mio legato, celebra oggi la dedicazione della nuova cattedrale di Karaganda; come pure ai fedeli di Leopoli dei Latini, in Ucraina, che ieri, alla presenza del mio legato il cardinale Tomko, hanno commemorato il sesto centenario della fondazione di quella arcidiocesi”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *