Ad usum fabricae

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Di Nicola Rosetti 

RIMINI – I mezzi di comunicazione si interessano in questi giorni del Meeting di Rimini promosso dal movimento Comunione e Liberazione. Purtroppo però le notizie che ascoltiamo durante i tg sono esclusivamente di carattere politico e così il telespettatore si può fare un’immagine parziale, se non addirittura distorta, di questo evento estivo. Al Meeting sono presenti ogni anno diverse mostre, di cui una è sempre dedicata a una particolare opera d’arte. Quest’anno, in sintonia col titolo del Meeting “La natura dell’uomo è rapporto con l’infinito”, è stata proposta all’attenzione dei visitatori la mostra sul duomo di Milano intitolara: “Ad usum fabricae. L’infinito plasma l’opera. La costruzione del duomo di Milano” a cura di Mariella Carlotti e Martina Saltamacchia. Le curatrici della mostra si sono sforzate di mettere in evidenza la storia della costruzione del duomo, la sua struttura e l’importanza che questo edificio sacro ha per la città di Milano

I lavori per l’edificazione del duomo hanno inizio nel 1386, come riportato in una lastra marmorea che si può osservare all’interno della chiesa, quando l’arcivescovo Antonio da Saluzzo invitò tutto il popolo a raccogliere fondi per costruire il nuovo tempio. A questo appello risposero tutti i cittadini, ricchi e poveri, nobili e plebei.

Il primo che assicurò il suo sostegno fu Gian Galezzo Visconti, Signore di Milano, che nel 1387 concesse l’uso delle cave di Candoglia e la possibilità di trasportare i marmi senza pagare il dazio: il marchio AUF ( Sigla di “Ad Usum Fabricae, dal quale deriva anche il nostro modo di dire “a uffa”) apposto sui blocchi garantiva l’esenzione.

Un altro benefattore fu il mercante Marco Carelli che ora riposa nella quarta campata della navata destra del duomo. La storia della chiesa fatta di pietre è un intreccio di santità e peccato come la storia degli uomini che dentro di essa vi celebrano i sacri riti e la figura di Marco Carelli rientra proprio in questa logica. Accumulò un gran numero di ricchezze, non sempre i  modo del tutto onesto, tuttavia, vedendo avvicinarsi la morte, decise di redigere testamento e di lasciare tutti i suoi beni per la costruzione del duomo.

Fra i donatori ci sono poi dei convertiti come Marta de Codevarchi. Di origine padovana si era stabilita a Milano, esercitando il mestiere più antico del mondo e accumulando notevoli ricchezze. Stanca della vita condotta, cambiò vita dedicandosi alle persone bisognose. Sentendo giungere l’ultimo giorno donò i suoi averi al duomo, non dimenticandosi delle persone che aveva aiutato, come una bambina abbandonata della quale si era presa cura e un’amica che aveva in un bordello. A quest’ultima lasciò buona parte delle sue sostanze a patto che abbandonasse la sua attività di prostituta.

Un’altra commovente storia riguarda l’anziana Caterina di Abbiateguazzone. Siccome le sue condizioni economiche erano modeste aiutava gli operai trasportando i blocchi di marmo. Un giorno donò la sua unica logora pelliccetta che fu messa all’asta. Tale Manuel Zuponerio riconobbe la pelliccetta, la acquistò e la restituì alla vecchietta. I sovrintentendi del duomo vennero a conoscenza di quanto accaduto e donarono a Caterina tre fiorini d’oro con i quali intraprese un pellegrinaggio verso Roma

Venendo alla struttura di questo sontuoso tempio possiamo iniziare ad ammirare la facciata terminata nell’800. Numerose figure femminili dell’Antico Testamento anticipano la venuta di Maria: nell’altorilievo del portale centrale ad esempio possiamo vedere la creazione di Eva, mentre negli altri altorilievi sono scolpite le storie di Ester, Debora, Gioele, Ruth e Giuditta. Più di 3500 statue adornano, sia all’interno che all’esterno, il duomo di Milano, è come se un popolo di pietra canta la gloria di Dio e fra tutte si erge la statua della più nobile creatura: Maria che i milanesi chiamano con filiale devozione “Madunina“.

La Chiesa all’interno si presenta con 5 navate. Il cammino versi l’altare è accompagnato da 52 piloni che richiamano le 52 settimane dell’anno. Essi sono illuminati dal finestrone dell’abside orientato ad est, come a dire che l’intera vita è illuminata dalla luce di Cristo, Sole di Giustizia.

La più preziosa reliquia contenuta nel duomo è il Sacro Morso, fuso, secondo la leggenda, con uno dei chiodi della croce.

Non è secondario ricordare poi quanto la costruzione del duomo abbia inciso in modo significativo anche a livello economico: l’edificazione di questo gioiello dell’arte ha dato lavoro a migliaia di persone e il tempio è visitato ogni giorno non solo dai fedeli ma anche da molti turisti.

In un discorso in Parlamento nel 1959 Pietro Nenni disse: “Due operai stanno ammucchiando mattoni lungo una strada. Passa un viandante che s’informa sulla natura del loro lavoro. Uno modestamente risponde: “Sto ammucchiando mattoni”. L’altro esclama: “Innalzo una cattedrale!”. Queste parole ci fanno ben comprendere come solo una visione di ampio respiro, ispirata da una sete di infinito, consenta di realizzare qualcosa di straordinario

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