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Guerra istituzionale su via Mentana. Ma quali alternative per i giovani?

Riepilogo: “Nel centro di San Benedetto del Tronto si trova via Mentana, zona che a poco a poco è diventata un punto di riferimento per i giovani che vogliono farsi una bevuta a basso prezzo nel centro cittadino. Purtroppo la maleducazione di quest’ultimi ha portato i cittadini residenti nella via a forti proteste contro l’amministrazione comunale che è in difficoltà nel gestire la situazione. Recentemente inoltre il dialogo tra i gestori dei locali e il sindaco si è definitivamente incrinato per colpa del nervosismo causato dai troppi problemi che non si riescono a risolvere..

SAN BENEDETTO DEL TRONTO- Gioia, piacere che si prova nel momento dello svago“. Questo il significato tratto dal dizionario inerente alla parola divertimento. Eppure a esso poche volte viene abbinata la parola educazione (Trasmissione di valori morali e culturali da una generazione all’altra, ndr). Si parla di chiusure anticipate, chiusure perenni, telecamere, bagni chimici, muri per separare le vie, polizia, buttafuori, ecc..quando la soluzione più semplice sarebbe l’educazione.

Se i ragazzi che frequentano via Mentana fossero più educati questi problemi non sarebbero mai nati, ma qualcuno ha provato a spiegarglielo? Invece della solita violenza (polizia e buttafuori) qualcuno ha provato a parlare con questi giovani che un domani saranno il futuro della città? Io personalmente molte volte ho frequentato i locali presenti nella via con i miei amici eppure non mi è mai capitato né di urlare, né di urinare sui portoni ne niente del genere. Via Mentana potrebbe diventare una stupenda piazza giovanile florida e ricca, se solo si riuscisse a comunicare a TUTTI un minimo di regole comportamentali da seguire. 

Di questo dovrebbero discutere amministrazione e gestori dei locali invece di giocare a sceriffo e disubbidiente portando il dialogo a livelli veramente bassi, come nel caso del cartello rinvenuto pochi giorni fa in uno dei locali, dove si è dato del buffone al sindaco.

Ma non siamo degli illusi sappiamo che l’educazione, pubblica e privata, non si ottiene facilmente soprattutto se non ci sono della basi solide ad imporla (famiglia, scuola, religione). Ma forse il problema principale è creato da un difetto di comunicazione. Bisogna spiegare ai giovani l’importanza di rispettare gli abitanti della via e la città, bisogna chiedere agli abitanti di essere un po più tolleranti riguardo i rumori notturni (senza eccessi ovviamente), bisogna che i gestori dei locali si responsabilizzino e evitino di dar da bere a chi ha già ecceduto ed infine magari, l’amministrazione potrebbe fare la sua parte con una campagna educativa efficace (da semplici cartelloni ad incontri in allegria) che arrivi ai giovani, magari corredata da un evento esclusivo dedicato a un pubblico tra i 18 e i 30 anni.

Queste sono solo delle semplici idee che se sviluppate, secondo noi, potrebbero riuscire a fare contenti tutti.