Vi prego non chiamatelo più Palio del Pattino

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Foto del Palio del Pattino del 2005

GROTTAMMARE – Abbiamo intervistato in esclusiva per l’Ancora Natale Santori, per tutti Toro, che con passione ci ha delineato la storia e la strada che si dovrebbe seguire per salvare il Palio del Pattino.

Come nasce il palio del pattino?
Il palio del pattino nasce una sera di 14 anni fa, stavamo con il mio ex socio della palestra “Studio Movimento”  al Cin Cin bar.
Entrambi avevamo nel cuore le remate dei pattini in legno, ricordando i nostri lavori giovanili da Assistenti bagnanti” (a quei tempi ancora non esistevano i pattini in vetro resina) e parlando pensavamo ad una gara che potesse richiamare le tradizioni, i costumi e che potesse coinvolgere l’intera città.
È qui che  nacque l’idea del Palio del pattino.
Per le regole mi ispirai ad un regolamento da beach volley, per tutto quello che riguardava la gara, i giudici, gli spazi, le attrezzature, etc.
Con lungimiranza misi delle regole che avrebbero salvaguardato il palio nel tempo, cercando di dare disposizioni salde senza che si potessero modificare a seconda degli umori dei partecipanti o di chi ne prendesse parte.
Le regole ad esempio dovevano essere cambiate, ritenuto il caso, da organi competenti e sopra dalle parti, come i circoli veloci.
Invece i rematori hanno sempre cercato di modificare le norme a proprio piacimento, ma fin quando ci fui io fecero ben poco.

Cosa è cambiato rispetto a quando lo organizzava lei?
Tante cose purtroppo, ad esempio si è deciso di accorciare il tragitto escludendo la parte sud della città di Grottammare senza considerare che la maggior parte degli alberghi sta giù.
Quando lo organizzavamo noi, la parte sud era pienissima di persone che sulla spiaggia aspettava il passaggio dei pattini senza considerare che alla gara partecipano anche i rappresentanti di Zona Ascolani.
Forse era più logico se si voleva cambiare il regolamento nella parte del tragitto, di alternare la partenza una volta a nord e una volta a sud della città.
Sono cambiati i partecipanti, prima partecipavano al palio solo i rioni storici, invece adesso se ne sono aggiunti di nuovi e non si riescono a mantenere i partecipanti dei rioni vecchi.
Un esempio il rione di “San Martino” ha difficoltà a trovare i partecipanti e si è deciso di indebolirlo facendo nascere il “Valtesino centro”. Che senso ha?
Prima si allestiva il contorno del palio, nei quartieri con delle feste e tutte le zone si appassionavano alla gara. Adesso non sono a conoscenza neppure di chi ha vinto, o se si svolge ancora.
Sono passato a vedere i pattini che erano esposti il giorno prima della gara in piazza kursaal, secondo me dovevano essere squalificati tutti perché non rispettavano il regolamento in vigore.
Un’altra cosa è che prima il Palio del Pattino si svolgeva in concomitanza con la festa del Patrono, quest’anno invece la gara è stata spostata alla settimana dopo, per di più di sabato.
Come i presenti e i gareggianti possono testimoniare, quest’anno a vedere il palio c’erano pochissime persone.

A livello comunicativo cosa è cambiato?
Ai tempi d’oro siamo stati sulle reti televisive nazionali, i giornali locali gli dedicavano la prima pagina, e il tutto veniva trasmesso anche su reti sky.
Invece adesso si fanno un paio di comunicati, senza nessun interesse.
Come può un assessorato allo sport far cadere una peculiarità che era solo nostra al mondo.
Si è detto che si è accorciato il percorso per dargli maggiore visibilità e quest’anno a vederlo non c’era quasi nessuno, allora io mi sono detto, menomale altrimenti non ci sarebbero stati neppure i rematori.

Lei avrebbe qualche proposta?
Si, bisognerebbe far tornare l’interesse intorno a questa manifestazione.
Se l’assessorato allo sport non interessa, dia tutto in mano ad un comitato che si occupi del palio del pattino.
Io mi rendo disponibile a far parte del comitato.
Perché come diceva mia madre, “cento costruiscono e uno distrugge”.
Lo dico bonariamente, fuori dalle scatole le persone a cui non interessa.
Il comitato dovrà essere composto di persone che abbiano passione per il palio, il comune dovrà garantire soltanto i fondi che vengono spesi ogni anno. Vedrete che lo faremo risorgere.
Parlo con tutta questa passione perché per me il palio è come un figlio che viene affidato ad un istituto per necessità, ma il cuore di genitore è sempre con lui.
Ho passato notti intere ad organizzare il palio, a preparare i pattini e tutto questo lo sa solo chi mi è stato vicino.
Fui anche rimproverato perché secondo alcuni dovevo stare in giacca e cravatta sopra al palco. Ma non sono fatto così.
Quindi senza fare grandi polemiche, diamoci da fare per far tornare il palio alla sua iniziale gloria e chi non vuole impegnarsi se ne esca senza tanti problemi.

Gireremo l’intervista al diretto interessato, l’Assessore allo Sport Stafano Troli e vi faremo sapere la sua risposta.

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