Benedetto XVI, un Papa conservatore?

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Di Nicola Rosetti

VATICANO – Benedetto XVI è stato spesso visto, sin dalla sua elezione, come un Papa conservatore. A questa immagine hanno sicuramente contribuito la sua origine tedesca e il ruolo di Prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede che per lunghi anni ha ricoperto prima di diventare pontefice. Eppure, basta scorrere la sua biografia per sfatare questo luogo comune.

Nel 1955 il professor Michael Schmaus, correlatore della sua tesi per l’abilitazione all’insegnamento della teologia, costrinse il giovane Ratzinger a modificare la sua pubblicazione, intitolata “La teologia della storia in San Bonaventura”, perché intrisa, a suo modo di vedere, di pericoloso modernismo.
Negli anni del Concilio Vaticano II affiancò come perito l’arcivescovo di Colonia Josef Frings ed ebbe modo di avvicinare parecchi teologi protagonisti del rinnovamento della vita della Chiesa come De Lubac, Danielou e Congar. Da non dimenticare anche l’amicizia e la collaborazione col teologo progressita Karl Rahner.

Paolo VI, il papa delle grandi aperture, lo volle nel 1978 come arcivescovo della della diocesi di Monaco-Frisinga.
Fu poi Giovanni Paolo II ad affidargli la Congregazione per la Dottrina della Fede, incarico che, come abbiamo detto, lo fece percepire dal mondo come il severo guardiano della fede e l’inflessibile custode di un immobile potere costituito. Fu soprattutto con la dichiarazione Dominus Iesus che il Cardinal Ratzinger venne dipinto dai mass media in tal modo, eppure, nel corso del suo lungo mandato alla guida di quello che fu il Sant’uffizio, ebbe più volte il modo di smentire quello che il mito affermava, come quando il Venerdì Santo del 2005, guidando la meditazione durante la Via Crucis al Colosseo, denunciò con una dura autocritica le infedeltà di diversi uomini di Chiesa.
Una volta diventato Papa, non è venuta meno la sua visione di ampio respiro a dispetto di quanti vedevano nella sua elezione il termine delle aperture della Chiesa: per esempio Benedetto XVI ha proseguito il dialogo interreligioso con l’incontro di Assisi del 2011, oppure ha incontrato migliaia di giovani durante le giornate mondiali della gioventù a Colonia (2005), a Sidney (2008) e a Madrid (2011). Anche nelle scelte che riguardano il governo della Chiesa si è dimostrato tutt’altro che un uomo chiuso con la recente nomina di Gerhard Muller, vescovo che ha delle simpatie per la teologia della liberazione, alla Congregazione per la Dottrina della Fede

La categoria di conservatore che gli è stata spesso affibbiata sta veramente stretta ad un brillante studioso e a un raffinato teologo come Ratzinger. La sua produzione intellettuale e il suo attuale magistero pontificio, non possono essere ridotti alle categorie del conservatorismo o del progressismo, ma hanno piuttosto le radici nella profondità dell’animo umano che si basa allo stesso tempo sulle certezze del passato e sulla tensione verso il futuro, nella logica evangelica della parabola del dottore della legge che estrae dal suo tesoro cose antiche e cose nuove (cfrMt 13,52)

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