Ciao Stefano

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CENTOBUCHI – E’ tornato alla Casa del padre dopo una malattia devastante, accettata con grande spirito cristiano, Stefano Bettini, un instancabile collaboratore della Parrocchia del Sacro Cuore di Centobuchi.

La comunità parrocchiale, perde un fratello, un figlio, un amico. Quella stessa comunità che nel giorno del saluto ha voluto stringersi attorno ai famigliari, per far sentire loro tutto l’affetto, per dire il proprio grazie ad una persona buona, impegnata nel sociale, solare, amante della vita, che fino all’ultimo ha fatto del servizio verso il prossimo il suo stile.

Le parole del parroco Don Alfonso: “Anche se in tanti non so se riusciremo a fare in parte quello che ha portato avanti lui, in Parrocchia, presso il circolo anziani, dove nonostante la sua età hanno apprezzato la sua generosità nel mettersi a servizio di tutti indistintamente. Quante persone ha accompagnato per il volantinaggio, quanta pubblicità distribuita forse ora avrà un po’ di tempo anche per leggerla… Non è bastata la tua vitalità Stefano. Non è bastata l’eroicità della mamma, non è bastata la tenerezza e la solidarietà dei tuoi amici. E neppure la disponibilità e la professionalità dei medici. E non sono bastate neppure le nostre povere preghiere distribuite in lungo e in largo. E non è bastato neppure un papà nel cielo. Tutto ciò che di più nobile e caro avevi non è riuscito nell’intento di strapparti alla morte. Non è bastato mettere in campo la formazione migliore; questa volta la sconfitta è amara, implacabile, tragica e senza possibilità di rivincita.
In questa partita oggi perdiamo un figlio, un fratello, un amico. Perdiamo un volto solare, un sorriso genuino, un cuore generoso. Oggi perdiamo anche il sapore della giovinezza, un avvenire di belle speranze.

Oggi vengono trafitte le attese di guarigione, le grida di aiuto, le suppliche e le invocazioni, la richiesta di senso a tutto ciò. Non ci rimane neanche un perché: tutto tace! Tutti speravano Stefano nella tua guarigione. Ci era ovvio pensarla, ci era naturale prevederla. Almeno per la logica retributiva a cui noi uomini ci appelliamo in casi come questi.
La morte di papà Ermes poteva trovare senso nella tua guarigione fisica. Ci è stato tolto anche questo nobile e, se vogliamo, spirituale pensiero che ciascuno di noi custodiva gelosamente nel cuore. Non ci rimane niente: ogni sogno, ogni segno, ogni profezia, …..tutto è stato spazzato via dalla constatazione della cruda realtà. Se non troviamo un senso a tutto questo, dobbiamo e possiamo trovare almeno un riferimento analogo.
Così, aiutati dal Vangelo di oggi, andiamo anche noi a Gerusalemme in quel leggero altipiano che tutti chiamavano Golgota.

Anche lì un figlio muore dopo una straziante sofferenza. Anche lì un figlio che aveva perso il papà Giuseppe qualche anno prima. Anche lì una madre eroica Maria che vive fino all’ultimo respiro l’agonia del figlio: la vediamo forte e addolorata, tenace e impotente!
Anche lì una morte spiazzante, anche lì una morte ingiusta, anche lì sono crollati i sogni, gli ideali, le speranze di tanti. “Speravano fosse lui a ricostruire Israele”, così commentavano delusi i discepoli di Emmaus il giorno della morte di Gesù. Siamo tutti lì in quel venerdì Santo dove neppure l’onnipotenza di Dio ha potuto salvare il suo figlio dalla morte. “Da mezzogiorno alle tre si fece buio su tutta la terra”. Così oggi è buio. Non posso non rispettare questo momento. Per questo celebriamo con il colore viola, il colore del lutto, perché nessuno di noi può affrettare queste ore. Ciascuno di noi, specialmente Giuseppina, non può non stare che sotto la croce oggi, come Maria! “Stabat mater dolorosa iuxta crucem lacrimosa”. Lasciamo allora che il lutto prenda il tempo necessario. Il suo obiettivo è quello di intraprendere una relazione nuova con Stefano, una relazione che non trattiene per se, ma lascia libero e riesce ad accettare con gratitudine che egli ti accompagni dal cielo.

…Quel venerdì Santo non si è concluso con una sconfitta. Gesù ha vinto la morte per sempre. Stefano e Ermes ora sono nella vita e li stanno ricostruendo la loro, la vostra casa. Li le potenzialità di Stefano saranno infinite, il suo sorriso sta già conquistando le schiere dei santi, la sua gioia sta già inondando i cieli… Ciao Stefano.

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